Verona: capitale delle famiglie per tre giorni?


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di Ramona Cannea

I riflettori giornalistici sono ormai puntati sull’evento che si terrà a Verona nei giorni che vanno dal 29 al 31 marzo, ovvero il “Congresso delle Famiglie”.

Non contenti delle posizioni reazionarie dei nostri politici e delle loro guerre contro i mulini a vento del “Gender” e dei ”Genitori 1 e 2”, il nostro Paese importerà nuove idee e spunti per limitare la libertà e orientare l’opinione della frangia più tradizionalista, direttamente dall’estero.

Abbiamo per esempio Brian Brown, che negli Usa si sforza di combattere quella che chiama “lobby gay” al grido di: ”Ogni bambino dovrebbe avere genitori normali: una madre e un padre”. A nulla serve sottolineare che molti, che ormai bambini più non sono, non hanno avuto la possibilità di crescere con entrambi i genitori, senza per questo aver avuto ripercussioni o mancanze. O ancora, che molti avrebbero preferito non avere quei genitori naturali tanto glorificati.

Abbiamo Theresa Okafor, una nota attivista nigeriana, che si batte contro i matrimoni gay, promuovendone la criminalizzazione, e contro l’utilizzo dei contraccettivi. Soffermandosi su questa ultima battaglia potrebbe sembrare solo l’ennesima battaglia di stampo cristiano, ma assume dei contorni altamente oscuri e pericolosi se si pensa all’alto tasso di casi di persone affette da HIV in Nigeria, che si stima si aggirino intorno ai 3 milioni. Dunque secondo il suo pensiero: che si bandiscano i preservativi, si abbiano più nascite, ma a quale prezzo? Al prezzo di avere un tasso di casi di contagio ancora più alto e dei bambini che, nel peggiore dei casi, non avranno comunque dei genitori.

L’ultimo esempio che ci tengo a proporre è quello di Dimitrij Smirnov, un esponente della Chiesa Ortodossa russa. Le sue battaglie sono soprattutto indirizzate ai pro-aborto o comunque chi vi si sottopone, che a suo avviso, altro non compie che un atto di cannibalismo che dovrebbe essere punito con “il venir spazzati via da questa terra”. Che dire?

Per concludere, vorrei porre l’attenzione su due relatori Made in Italy che il nostro Paese si è impegnato a fornire: Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

La prima non ricalca certamente la figura della donna che questo congresso vorrebbe rendere realtà: ovvero quella di madre impegnata nella coltivazione del proprio matrimonio e nell’allevamento della prole, tutto inserito nel contesto delle solide mura domestiche. Tra le altre cose, abbiamo una donna che ha avuto una figlia fuori dal matrimonio. Quindi perché tenere banco con dei soggetti che eliminerebbero anche il suo modello di vita? …e che costringerebbero tutte le altre donne a fare quello che lei, grazie alle libertà del nostro paese, decide di non fare? Le altre devono, ma lei no?

Dulcis in fundo Matteo Salvini che, non pago delle mille battaglie contro nemici quali il “buonismo” e gli “invasori”, si è riscoperto nella veste di paladino della “famiglia naturale”. Certamente non come la sua, di famiglia, dal momento che ha alle spalle un divorzio e due figli avuti da partner diverse. Perciò, quale modello di famiglia naturale rappresenterebbe?

Siamo di fronte al solito “Armiamoci e partite”, in cui dei personaggi di dubbia credibilità dettano le linee e i precetti secondo cui si dovrebbe vivere, per poi puntualmente non vivere secondo questi ultimi. In tutto questo, assistiamo a una deriva sempre più preoccupante, che normalizza la discriminazione di una coppia omosessuale, o di una donna che ha abortito; il tutto secondo una logica della libertà di pensiero che certo non promuove la libertà di scelta su cui si fonda.

La libertà di ognuno dovrebbe avere dei limiti ben delineati, ovvero quelli che delimitano l’inizio della sfera di libertà altrui.

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