Filosofia di gioco: sei sulla strada giusta, Serie A


di Giorgio Cannata

Mentre in Italia siamo troppo – o forse troppo poco? – occupati a interrogarci sulle cause del declino del nostro movimento calcistico, da tempo spettatore impotente dell’enorme crescita delle altre federazioni (davanti a tutte quella inglese), ecco che proprio i campionati esteri e le competizioni europee ci indicano la via d’uscita di questo tunnel. 

La lezione che ci hanno dato le coppe europee della scorsa stagione, è che per costruire qualcosa di importante, qualsiasi siano gli obiettivi da perseguire, bisogna passare attraverso la ricerca di un calcio propositivo, che lasci catenacci e speculazioni al passato, che abbracci filosofie calcistiche offensive, supportate da un’intensità a livelli sempre più alti. 

Le squadre arrivate alle fasi finali dell’ultima Champions League hanno mostrato una filosofia di gioco ben delineata e riconoscibile, caratterizzata in quasi tutti i casi dalla volontà di imporsi attraverso le proprie idee: chiaramente diverse per ciascuna di esse, ma tutte impregnate di “offensivismo”, di ritmi sfrenati e di una costante ricerca del goal, anche in situazioni in cui sarebbe lecito aspettarsi un atteggiamento più prudente.

Il calcio si sta evolvendo e sta diventando sempre più un gioco in cui sono filosofia e idee a far da protagoniste, dove le grandi individualità vengono esaltate in un contesto collettivo e non più viceversa, come poteva essere anni fa.

Questa evoluzione in corso, probabilmente ancora in fase embrionale, favorisce un calcio votato all’attacco, quindi più spettacolare. Da questo punto di vista si non può che portare benefici a uno sport diventato globale, sempre più seguito a in ogni angolo del pianeta. 

Per far sì che il nostro movimento tenga il passo di chi guida i cambiamenti – e che sia quindi appetibile ai mercati esteri e a un pubblico più vasto possibile -, servono scelte coraggiose. 

Sotto questo aspetto, il nostro campionato sta rispondendo in maniera positiva. Ciò è evidente nella recente girandola di panchine, che ha portato in tutta Italia allenatori con idee chiare e desiderosi di raggiungere obiettivi attraverso al costruzione di un gioco di dominazione dell’avversario.

E allora ben venga Andreazzoli, che con il Genoa proverà a migliorare quanto di buono ha mostrato lo scorso anno nell’ottima (ma sfortunata) “mezza” stagione alla guida dell’Empoli. 

Ben venga Di Francesco, che tenterà di aprire un importante ciclo sulla sponda doriana di Genova; ben venga Fonseca, che con le sue idee offensive di calcio avrà il compito di ridare entusiasmo a una piazza che viene da un anno difficile; ben venga Giampaolo, cui spetta l’arduo compito di svegliare un Milan in letargo da anni attraverso la sua filosofia che privilegia i giocatori tecnici; ben venga Conte, diventato, dopo l’esperienza con la nazionale e quella vittoriosa al Chelsea, nuovo condottiero di un Inter molto deludente in questi anni.

E, ancora, ben venga Sarri, che avrà l’obiettivo sfruttare al massimo le potenzialità offensive di una Juventus troppo poco europea in questi ultimi due anni. 

E un in bocca al lupo a tutti gli allenatori confermati che bene hanno fatto le annate passate: da Liverani e Corini nella serie cadetta a Inzaghi e Gasperini, che punteranno a migliorare i risultati della stagione passata.

In bocca al lupo ai vari D’Aversa, Mihajlovic, De Zerbi, Semplici e Maran, che cercheranno di salvarsi prima possibile e di farsi valere, così come Tudor e Jurić – nuovo anche lui -, oltre a Montella e Mazzarri, con grosse aspettative sulle loro spalle, finendo con Ancelotti, che si augurerà di riuscire a consacrare definitivamente una squadra dal grande potenziale. 

Di certo non bastano bravi allenatori, nuovi o meno, per raggiungere il livello degli altri campionati; ma la strada sembra essere quella giusta, come testimoniano anche le 65 reti delle prime due giornate, dato mai registrato nell’era dei tre punti. 

Per migliorare la qualità del nostro campionato servirebbero anche altri cambiamenti: su tutti, il miglioramento degli impianti, a partire dagli stadi vecchi e poco ospitali. Ma anche i centri sportivi, spesso poco funzionali ai progetti. 

I settori giovanili, poco valorizzati e mal gestiti, rappresentano un altro elemento carente del nostro movimento e andrebbero migliorati con investimenti mirati e gestioni più oculate. 

Se è vero, quindi, che ci sono parecchi cambiamenti da fare per tornare allo splendore di un tempo, non potrebbe esserci punto di partenza migliore, per noi spettatori, di quello da cui abbiamo iniziato: ovvero dal campo e dal calcio giocato, che è l’unica cosa che conta davvero. 

Benvenuta, perciò, nuova Serie A.

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