Senza libri abbiamo finito di viaggiare


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di Camilla Grasso 

Quand’è l’ultima volta che hai letto? O più tipicamente: qual è l’ultimo libro che hai letto? Te lo ricordi?

Ormai si legge sempre meno, e la nostra attenzione è continuamente rivolta alla consultazione dei dispositivi tecnologici che ci circondano.

Tra tutti, quello che primeggia è il cellulare. È sempre con noi, raramente lo dimentichiamo a casa. Se saliamo su un autobus o su qualsiasi altro mezzo pubblico, non c’è quasi mai nessuno che legga un libro o un giornale cartaceo. Tutti hanno gli occhi puntati sul display. Tutti vengono inglobati da quel mondo parallelo. Questo non accade solo sull’autobus. Questo mondo virtuale ci divora dovunque, a casa, in ufficio, nei luoghi pubblici.

Oggi, la curiosità di scoprire il mondo attraverso i libri è venuta meno. Anzi, addirittura l’oggetto-libro è diventato una sorta di fossile, qualcosa di vecchio che non ha più capacità di comunicare nulla a differenza dei social network che continuano a spopolare.

Eppure il libro è sempre stato il mezzo più semplice per viaggiare. 

Quando leggiamo un romanzo, si aprono finestre sconosciute che ci portano alla scoperta di mille mondi diversi. È un universo alternativo che ci costruiamo attraverso le numerose descrizioni; non come un videogioco o una serie TV, che ci catapultano in mondi già completi di immagine, non più immaginari, costruiti, paralleli.

È la lettura a sviluppare la personalità. Acquisiamo gli strumenti per riflettere e capire meglio noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. Leggere è intimo. Un modo per interrompere la comunicazione con l’esterno da cui dipendiamo.

Questa sfera la può creare solo un libro cartaceo. Anche l’e-book, più economico e più facile da trasportare, non ha la stessa capacità; gli manca il valore sentimentale, le pagine che suonano e profumano. Nelle pagine di un libro cartaceo rimane imprigionata una parte di noi stessi.

Leggere un libro sta davvero diventando un piacere in via di estinzione, che pochi si concedono, e che altri abbandonano per mancanza di tempo.

Ma da dove deriva questa mancanza di tempo? Perché in passato il tempo lo si trovava? Si studiava meno a scuola o all’università? Si lavorava meno?

No. Semplicemente non vi erano tutti questi dispositivi tecnologici: queste alternative che ci distraevano. È sempre un buon momento per chattare, “messaggiare”, navigare in rete. Ma mai per leggere. Questa è una falla della società attuale, che ci sta allontanando da una fonte di arricchimento non solo culturale, ma anche sociale, etica, storica, morale.

I libri, che contribuiscono a cambiare il modo stesso di intendere la vita e di viverla, che fine faranno? Scompariranno del tutto?

Se così accadrà, saremo complici della completa cancellazione di un pezzo della nostra storia, di un pezzo di noi.

La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati

Cartesio

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