Sanremo: le elite e il televoto


elite e televoto a Sanremo

di Redazione

Anche quest’anno è finita. Facciamo il punto della situazione.

Per chi Sanremo è toccata solo di striscio, giusto perché non esiste sito di informazione che non faccia che parlarne da dieci giorni a questa parte, è un continuum di polemiche non musicali.
Ma è interessante come nessuna annata sia immune da critiche al meccanismo di gara, nemmeno il leoncino con la palma fosse la spada di Re Artù.
Per non andare troppo indietro nel tempo: la possibilità di campionare fino al 50 per cento di una canzone già edita fece discutere lo scorso anno. Vero che il testo era leggermente diverso e che la primissima edizione del brano non generò introiti. Ma il brano “Non mi avete fatto niente’” di Meta-Moro, diciamocelo, non era un inedito. Non fu composto –se non in parte musicalmente marginale- per partecipare alla manifestazione.

Quest’anno si è corso ai ripari: possibile campionare solo il 30 per cento della durata di un brano già edito. Tradotto: Meta-Moro, quest’anno, sarebbero stati squalificati.
Questione giurie e televoto. Lo strumento, disegnato per consentire al pubblico di vedere i propri idoli trionfare, venne introdotto diversi anni fa. La “talentizzazione” di Sanremo portò alla vittoria di freschi vincitori di Amici come Carta e Scanu e agli ottimi piazzamenti di Mengoni (terzo con “Credimi ancora”) e Emma (in coppia con i Moda’ –secondi). Il Sanremo 2011, in cui prevalse Vecchioni su Emma per il voto di Orchestra e giornalisti, fu la prima edizione che si preoccupava di ‘aggiustare’ l’eccessiva forza dei televotanti. La vittoria di Mengoni del 2013 è un caso molto diverso e non rientra nel discorso. Il vincitore di XFactor 3 aveva avuto una parabola molto discendente nei precedenti due anni e si presentò alla competizione come nome già piuttosto noto, ma non fresco di lancio da un talent come Irama quest’anno.

Il televoto, sembra palese, è lungi dal proiettare i gusti di tutti. In primis perché’, da strumento a pagamento, è utilizzato aggressivamente solo da chi ama il proprio idolo come una sorella il fratello maggiore, o come un cortigiano il suo re. La canzone passa completamente in secondo piano. Non c’è critica nemmeno vagamente artistica nel televoto, e soprattutto è impossibile avere un parametro comparativo neutro tra i brani prodotti per l’occasione. Penso che renderlo gratuito limiterebbe questa distorsione.

Per esempio, quest’anno, Simone Cristicchi ha portato all’Ariston una canzone “tradizionale” che studiata per un altro artista con un po’ di melodia in più sarebbe stata indubbiamente più efficace e popolare della ballata di Ultimo. La differenza di televoto tra i due, però, è abissale. L’unico dato comprensibile per protendere verso il seconde è la freschezza –pur imprecisa- dell’interpretazione di Ultimo, contro la teatralità adulta di Cristicchi.

Dilemma: l’età dei televotanti e la loro immedesimazione farebbe vincere sempre, più o meno, lo stesso progetto artistico-commerciale. E la direzione artistica, naturalmente, non vuole. Per questo è necessaria la presenza di un contrappeso (giornalisti? musicisti?) al televoto dei fan.

La cosa più deprimente di tutto sembra essere un’altra, cioè la frattura tra il volere del popolo (che, ricordiamolo, scelse Barabba) e quello dell’elite –discutibile per preferenze ideologiche e personali sugli artisti in gioco. Un conto sarebbe stato avere voce su un risultato incerto, un altro è ribaltare senza esitazione una netta preferenza del pubblico televotante in visibilio per il talentuoso Ultimo. Il mistero si infittisce, poi, se si considera che musicisti completi come Motta e The Zen Circus, o interpreti coraggiosi come Loredana Berte’, abbiano preso pochissimi voti da giornalisti e ‘giurati d’onore’ rispetto a un progetto artistico ancora incerto come quello del semi-sconosciuto vincitore.

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