Quando l’arroganza incontra il potere


di Vittorio Pernini

Molti di noi si aspettavano una reale crisi di governo ormai da tempo, condizionata dai giochi di potere sempre più meschini e irrispettosi delle cariche istituzionali. Alla fine è arrivata, in modo violento e “irreale”, quasi da coglierci impreparati nonostante le avvisaglie di questi mesi.

Si sta parlando e discutendo tanto di questa crisi – come è giusto che sia; la politica bisogna viverla, discuterla, amarla e odiarla perché fa parte della nostra vita, non bisogna mai emarginarla nonostante talvolta possa provocarci una sofferenza interiore.
Oggi non voglio però andare a sviscerare le varie cause della presente situazione, ma soffermarmi piuttosto su due punti attinenti a questa nuova fase politica, sia interna che estera, l’arroganza e il potere. Questi rappresentano due istanze umane che hanno sempre accompagnato questo mondo spesso in maniera anche differente, e che al giorno d’oggi stanno prendendo una deriva particolare e preoccupante.

  • Il gioco del Ministro dell’Interno è un gioco di un’arroganza vista raramente nella storia della nostra Repubblica. È il gioco di chi sta ponendo numeri e sondaggi davanti al benessere del popolo. Intendiamoci, chi è al servizio del Paese ha tutto il diritto di giocarsi le sue carte, ma esistono allo stesso tempo modi, tempi e stili istituzionali. L’approccio scelto dal Ministro predilige la prepotenza propria di chi vuole apparire sicuro di tutto, intoccabile e persino legittimato a provocare una crisi di governo in un momento delicato come questo. L’impossibilità di rispettare il calendario politico pianificato per i prossimi mesi e lo scatto delle clausole di salvaguardia della legge di Bilancio rischiano infatti di far sprofondare il Paese in una palude. Il conto prima o poi sarebbe arrivato, si sperava almeno con un minimo di rispetto in più per il popolo.
  • Il secondo punto è il potere. Pensando a quest’ultimo mi giungono alla mente personaggi come Kissinger, persone che hanno bramato e utilizzato il potere a loro piacimento pur di raggiungere traguardi di dubbia correttezza e giustizia (l’Operazione Condor in primis). Il Ministro dell’Interno è sopraffatto dal potere, esso lo accieca e lo controlla rischiando di far deragliare qualsiasi sua azione o presa di posizione. La stessa considerazione a livello internazionale potrei farla per politici come Orban ed Erdogan.

Non è la prima volta che l’Italia è stata guidata da uomini che hanno messo sul piatto in prima istanza i propri interessi, ma nel perseguire questo atteggiamento, il bene ultimo per il popolo e per la collettività veniva comunque sempre tenuto in considerazione, seppur talvolta in minima parte. Essi rimanevano comunque Uomini, magari non d’onore, ma lo erano. Oggi non vedo più uomini ma burattini al servizio di un qualcosa chiamato potere, pensavano di controllarlo e ne sono stati risucchiati.

Dove porterà tutto questo? Non lo so e in parte ho paura di saperlo, ma con ingenuità di un ragazzo di 23 anni sogno ancora una politica che abbia ancora anche soltanto la minima concezione di parole come diritti, uguaglianza, umanità e soprattutto ideali.

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