Consultazioni: prove di scena


di Roberta Lolli

In una bozza di bilancio a fine giornata di ieri appare ancor più chiaro quanto la fragile scena politica e gli equilibri precari siano il substrato che sostanzia il terreno su cui si erge il nostro paese.

Il quadro è coloratissimo: rosso, giallo, azzurro, verde. Ma non ha nulla di espressionistico né di metafisico, non realizza geometrie razionali, né sentimenti di appartenenza. 

Ieri la politica autoreferenziale, propagandistica, incagliata su un reboot continuo, ha costretto l’unico ago della bilancia, il Presidente Sergio Mattarella a ribadire che il bene primo a cui tendere, sollecitamente, è quello dei cittadini. Abbiamo sentito il suo monito nell’anteporre questo obiettivo quando, come un genitore stanco, ci ha detto che la Costituzione prevede che le elezioni avvengano ogni cinque anni. Un grido nel deserto.

Nessun punto o virgola emerso dalle forze politiche ha oggi portato un vero valore alla già difficile situazione. Parrebbe essere già cominciato un braccio di ferro, speriamo non sia il trailer del film che verrà. 

Forse che Renzi avesse ragione nella sua proposta di un mero governo istituzionale e di scopo?

Ancora fino a martedì per pensare, per negoziare, per rassicurare il proprio elettorato, poi per le accuse e le scuse.

Oggi andare al voto sarebbe un delitto, sostenere i costi di una simile operazione sarebbe dannoso ed imperdonabile, non solo per i potenziali esiti, quanto per l’ulteriore esborso a carico dei cittadini.

Ma questa farsa dovrà pur terminare. Mi auguro che torni il lume della vera finalità, dopo le prove di scena.

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