Prospettive dalla quarantena: il futuro che ci attende


di Camilla Grasso

L’Italia è ferma, bloccata, un deserto. Quasi tutti chiusi in casa. Chi con la famiglia, chi invece da solo, per scelta o no. Attualmente, l’unico contatto con il mondo esterno è la tecnologia: cellulari, pc, social network e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, Internet si sta mostrando per quello che è: nostro collante e unica finestra che ci permette di essere collegati al resto del mondo.

I contagi continuano (in conseguenza anche a comportamenti irresponsabili), le morti anche. Ma dai quotidiani aggiornamenti, pare che la situazione stia ‘migliorando’. Qui. Non nel resto del mondo, dove la pandemia è solo all’inizio. 

Ovviamente non mancano le notizie fake che come sempre incitano all’odio, spargono terrore e paura. Tuttavia, in mezzo a questa mole, la notizia che a molti ha fatto tirare un sospiro di sollievo è quella del drastico calo dell’inquinamento e ne sono testimoni le magnifiche foto satellitari. Bisognerà ora vedere per quanto durerà e, soprattutto, se durerà.

Facciamo un passo indietro. Prima che la pandemia scoppiasse e si diffondesse in tutto il mondo, il nostro pianeta stava morendo, soffocato dall’inquinamento che l’economia capitalista portava con sé. Improvvisamente, tutto si blocca, fermo. 

Uno dei maggiori esportatori, la Cina, si chiude al resto del mondo: niente esce, niente entra. Pian piano vediamo quella grande macchia rossa, lo smog, che incombeva sullo stato asiatico, rimpicciolirsi sempre più. E lo stesso sta accadendo altrove. Sembra un’utopia, qualcosa di onirico. Eppure, così è. Ma dobbiamo veramente gioire?

Io qui mi fermerei e ci rifletterei un attimo. Quando tutto questo sarà finito, quando ormai saremo in grado di ‘guarire’ e ‘convivere’ con il Covid-19, come reagirà l’economia? Gli scenari possibili sono due. 

Il primo, i governi hanno capito che non è bene mettersi contro la Natura, che è viva e che, se vuole, sa reagire. Procederanno quindi in maniera consapevole e responsabile, facendo ripartire l’economia senza creare un impatto devastante.

L’altro scenario, ahimè più probabile, vedrà i governi concedere tutto il credito necessario per spingere e far ripartire l’economia mondiale senza preoccuparsi delle conseguenze che ne potranno derivare a livello ambientale. Ricordiamoci che sì, l’inquinamento è diminuito, ma attenzione, questo non vuol dire che il problema si sia risolto, soprattutto ora che si sono presentate altre due minacce per la nostra salute. 

Dopo infatti 34 anni, Chernobyl torna a far parlare di sé. L’incendio dello scorso fine settimana, che ha devastato i boschi adiacenti alla famosa centrale nucleare, ha causato un drastico aumento delle radiazioni che raggiungono un picco di 16 volte sopra la norma.

L’altro ‘rischio per la salute’, che a breve si presenterà, è la tecnologia 5G. Ora, ‘rischio per la salute’ è doveroso porlo tra virgolette dal momento che tutte le opinioni riguardanti la nuova tecnologia sono talmente contrastanti l’una con l’altra che persone come me, né esperti tecnologici né sanitari né altro, non sanno più che cosa pensare o da che parte stare.Tuttavia, una caratteristica del 5G mette tutti d’accordo: darà una forte scossa all’economia e già si prevedono miliardi di ricavi entro il 2035.

E qui ci ricolleghiamo al discorso precedente: ‘inquinamento’-‘economia’-‘Covid-19’.

Che sia dannoso per la salute o no, il fatto che aiuterebbe le economie mondiali a riprendersi abbastanza in fretta nessuno lo esclude. Ma a che prezzo? Se veramente il 5G fosse pericoloso a causa delle radiazioni, micro antenne e onde millimetriche, davvero i governi anteporrebbero il profitto economico immediato, alla sicurezza e salute nazionale, in particolare dopo questo sterminio causato dal virus? Così rischieremmo un circolo vizioso.

Eppure, l’altra faccia della medaglia mostra le opinioni opposte: no, la nuova rete non è pericolosa. E anche qui parlano voci autorevoli, esperti come Eric van Rongen, presidente dell’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), che ha assicurato che finché ci si attiene alle linee guida, indicate anche dall’OMS e dallo IARC, non genereranno rischi.

Quindi, chi dobbiamo ascoltare o che cosa dobbiamo fare purtroppo sarà tutto da vedere. Quello su cui sono tutti d’accordo è che bisognerà avanzare con cautela.

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