Perché leggere la saga de “L’amica geniale” di Elena Ferrante


di Francesca Aldrighi

La volta che Lila ed io decidemmo di salire per le scale buie che portavano alla porta dell’appartamento di don Achille, cominciò la nostra amicizia

Ho cominciato a leggere L’amica geniale quasi per caso. Ne avevo sentito parlare, ma per anni il volume della Ferrante mi aveva fissato dalla libreria del salotto senza incuriosirmi particolarmente. Poi un giorno mi sono decisa ad aprirlo, ho letto la prima pagina e non mi sono più fermata.

La scrittura di Elena Ferrante è travolgente, mai banale, in grado di costruire immagini vivide nella testa dei lettori. Non è scontato che ciò accada, nemmeno nei grandi romanzi. Qualcuno potrebbe parlare di eccesso di realismo, o bollare l’immediatezza della narrazione come mero strumento per conquistare il gusto di massa. Ma anche chi afferma ciò, non può negare la capacità della Ferrante di trascinare il lettore nella vita di qualcun altro, fino a renderlo parte integrante del mondo che la scrittrice delinea in modo unico e pervasivo.

Mentre spesso mi trovo a sottolineare le frasi che più mi colpiscono di una libro, ammetto di non aver sentito questa esigenza per “L’Amica geniale”. Forse perché il ritmo incalzante della narrazione riecheggia, nella mente, la confessione di un’amica. Oppure per scelta della prima persona, che fa quasi dimenticare di avere tra le mani un libro.

Nel romanzo, Elena Ferrante costruisce un racconto ricco di passione e di verità, cui fa da sfondo la Storia del nostro Paese, con tutte le sue evoluzioni e involuzioni, dagli anni ’50 ad oggi. Protagonista indiscussa rimane una Napoli barocca, che sa essere affascinante e terribile tra quelle brutture e meraviglie che la scrittrice, la cui identità rimane un segreto per i lettori, dimostra di conoscere così bene da rendere sospette le sue origini partenopee. Quella di Raffaella Cerullo (Lila) ed Elena Greco (Lenù), classe 1944, è la storia di un’amicizia vera, con tutta la dose di dolore, invidia, desiderio di possesso, devozione e amore incondizionato che contraddistingue i rapporti più viscerali. Così Lenù, ormai adulta, parla della sua amicizia con Lila nel quarto e ultimo romanzo della saga:

 

ogni rapporto intenso tra esseri umani è pieno di tagliole e se si vuole che duri bisogna imparare a schivarle. Lo feci anche in quella circostanza e alla fine mi sembrò di essermi solo imbattuta in un’ennesima prova di quanto fosse splendida e tenebrosa la nostra amicizia.

Lila e Lenù arrivano a odiarsi in certi momenti, senza però riuscire mai a recidere il legame che le unisce, forse l’unico punto fermo delle loro vite, anche quando i sogni si infrangono, le scelte si rivelano sbagliate e gli amori fonte di sofferenza. Le vite delle due amiche scorrono parallele lungo le pagine dei quattro romanzi, dall’infanzia sino alla vecchiaia, nel degrado di un rione napoletano da cui non possono distaccarsi definitivamente.

Lenù, che ha avuto la possibilità di studiare, è diventata una scrittrice, ha vissuto a Firenze e a Milano – ormai per tutti “la dottoressa Greco” -, finisce per tornare in quella che non ha mai smesso di essere la sua vera casa, attirata dal potere magnetico che l’amica e il rione esercitano su di lei.

Lila è combattiva, dura, i suoi occhi a fessura sono capaci di raggelare il sangue dei più perfidi camorristi i quali, per altro, subiscono il fascino della sua bellezza fiera ed elegante. Eppure, forse inaspettatamente, è lei la più fragile delle due. Lila confessa all’amica di aver provato, negli istanti peggiori della propria vita, una sensazione paradossale, che chiama «smarginatura»: cose e persone intorno a lei perdono i propri contorni, come se la materia di cui sono fatte si dileguasse e i pezzi del puzzle non creassero più un insieme uniforme. L’intelligenza di Lila è vivace, così spontanea da stordire i suoi interlocutori e, soprattutto, non ha nulla a che vedere con la caparbietà e il senso del dovere che permettono a Lenù di raggiungere i propri obiettivi. Ma Lila ha solo la quinta elementare e non perde occasione per ricordare a se stessa il fallimento e l’ingiustizia della propria esistenza, coltivando, forse con un pizzico di infantilismo, il mito del potere delle parole, della forza della cultura sulla legge della giungla che governa il rione.

Proprio per questo, secondo Lila, spetta a Lenù – che ha studiato e ha avuto una buona sorte – il compito di vivere felice anche per lei.

Lila, messo da parte il proprio desiderio di riscatto, finisce (inconsapevolmente?) per insinuare nella mente dell’amica un perverso senso di colpa che porta Lenù a sentirsi dipendente dal giudizio e dalla genialità dell’amica, nella convinzione di essere stata soltanto più fortunata. Ma chi delle due sia l’amica geniale resta, a mio parere, impossibile da stabilire nel loro continuo fagocitarsi l’una nell’altra. Come succede nelle vere amicizie, Lila e Lenù sono reciprocamente indispensabili.

La saga di Elena Ferrante costituisce, per questo, una necessità letteraria ed emotiva, ricordandoci come il bisogno principale dell’essere umano sia sempre stato quello di sentirsi riconosciuto dall’Altro. Avere di fronte una superficie riflettente che ci ricordi costantemente chi siamo stati, chi siamo e soprattutto chi dobbiamo essere, diventa la maniera migliore per eludere la domanda sulla nostra identità, quel quesito a cui nessuno di noi sa rispondere o che, semplicemente, ci fa troppa paura.

Elena Ferrante è ormai una scrittrice pluripremiata anche all’estero. Sulla sua identità aleggia un velo di mistero che rende la pubblicazione di ogni nuovo romanzo un caso editoriale. La sua carriera letteraria inizia negli anni novanta con L’amore molesto (1992) da cui il regista Mario Martone trae spunto per realizzare, pochi anni dopo, l’omonimo film. Anche il romanzo successivo, I giorni dell’abbandono, pubblicato nel 2002, dà vita alla pellicola diretta da Roberto Faenza. Nel 2011 compare in libreria L’amica geniale, primo volume della quadrilogia che si è conclusa nel 2014 con il romanzo Storia della bambina perduta e da cui è stata tratta la mini serie di Saverio Costanzo, trasmessa lo scorso autunno su Rai 1

La trasposizione sul piccolo schermo è risultata all’altezza delle aspettative dei fan, grazie soprattutto alle scelte di regia e fotografia che si sono assolutamente rese armoniche al modo di scrivere e descrivere dell’autrice. Risale invece a maggio la pubblicazione dell’Invenzione occasionale, saggio, ricco di spunti autobiografici. Impazienti, aspettiamo ora il 7 novembre per l’uscita del nuovo romanzo, la cui casa editrice e/o ha già diffuso un estratto a scopo promozionale.

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