Il crocifisso è diventato un’arma?


di Ramona CanneaSe c’è una certezza in Italia è che, con una certa ciclicità, specie con l’avvicinarsi dell’inizio dell’inizio dell’anno scolastico, si torni  puntualmente a parlare di un argomento che divide nettamente l’opinione pubblica: il crocifisso nelle classi.

Stavolta a far tornare in auge questo tema è stata la nuova amministrazione leghista di Ferrara che – con una spesa complessiva di 1703 euro – ha provveduto a ordinare 385 crocifissi da appendere nelle scuole comunali.

Potrei iniziare un classico, e quanto mai lecito, discorso sulla laicità dello stato; oppure uno sui materiali scolastici che avrebbero potuto acquistare con quei fondi, ma non lo farò. Perché so benissimo che questo genere di pensieri non interessa assolutamente a chi ormai utilizza il crocifisso come un’arma.

Sì, una vera e propria arma, da utilizzare come strumento di divisione, che ha la pretesa di simboleggiare una presunta italianità assolutamente imprescindibile da quel simbolo; nonché di rappresentare una lotta al diverso, una lotta contro quelli che “se non vogliono il crocifisso tornino al loro paese perché qui in Italia siamo cristiani“. Ma quando si obietta che la realtà dei fatti è che in Italia non siamo tutti cristiani, la risposta standard rimane: “Ma il crocifisso c’è sempre stato e non ha mai fatto male a nessuno”.

Forse è arrivato il momento in cui il crocifisso viene utilizzato proprio per fare, e farci, del male: è diventato, per chi lo utilizza come un’arma, uno strumento di discriminazione. Viene usato per attuare una distinzione netta tra gli “italiani veri”, quelli che vorrebbero questo simbolo in ogni luogo pubblico, e i “falsi italiani”, coloro che comprendono il concetto di laicità dello stato, ma che vengono additati come “anti-italiani odiatori della loro stessa cultura”. 

Ma abbiamo un ultimo gruppo, gli “stranieri”, quelli che secondo il primo gruppo serve da monito per ricordare loro che, per poter anche solo lontanamente essere considerati benaccetti nel nostro Paese, non possono esimersi dal sottostare alla sua presenza.

Ma se il crocifisso è il simbolo dell’italianità, quest’ultima è diventata sinonimo di divisione?

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