Questo, il nostro primo Post


postiamo.org insime

Le notizie false, le bufale, sono sempre esistite.

Hanno sempre popolato inesorabilmente le strade di ogni piccolo paese, luogo di ritrovo, organizzazione, grande città.
Il semplice passaparola tradizionale è stato lo strumento di divulgazione di leggende, retroscena e pettegolezzi dalla facile ed entusiasta condivisione e divulgazione: “In paese si dice…”, “Gira voce che…”.
Le bugie ci sono sempre state.
E allora cos’è cambiato? Perché il tema si ripropone ora costante nell’agenda setting?

Il problema è che quella stessa bugia di vent’ anni fa può diventare ora virale nel tempo di un click.
Quelle che prima si chiamavano bugie , oggi diventano “fake news”. Cambia il nome e le modalità con le quali vengono divulgate ma il contenuto resta quello; caratteristica tipica di una notizia falsa infatti, era, ed è tuttora, il fatto che questa sia “confezionata” talmente bene da risultare probabile o verosimile.
La notizia manipolata è bella e comoda, sta in piedi da sola e in un modo o nell’altro è “facile”: nella maggior parte dei casi sfrutta l’onda di un pregiudizio preesistente, di una leggenda o di un’opinione comune. In più, basta sostenere che c’è un “complotto” per cui quella particolare notizia lì “la vogliono nascondere” e non la farà mai vedere nessuno perché censurata dai “poteri forti”.
Ecco così che il tutto diventa verosimile e in alcuni casi credibile.

Il web 2.0 ha permesso di eliminare le variabili dello spazio e del tempo, ha conferito a chiunque la possibilità di condividere all’istante qualsiasi pensiero, opinione o notizia. Il cittadino comune, l’utente lettore ed elettore, non è più oggetto della notizia ma il soggetto della stessa, egli stesso può creare ora contenuto, generare le stesse notizie che prima riceveva passivamente dal giornalismo tradizionale.
Si pensi a Twitter. Davanti a una disgrazia come quella per esempio di un terremoto, la prima fonte di erogazione della notizia è un comune cittadino che posta in diretta il contenuto. In seguito, dopo poche ore, la notizia viene riportata anche online dalle principali testate. Il social network in questo caso ne esce vincitore, è arrivato prima.
Il cittadino inizia allora a guardare alla nuova piattaforma social come nuova fonte di notizie; è più veloce, qualsiasi cosa avviene in “real time”, ognuno può partecipare al dibattito, non si può nascondere niente.

È innegabile che il web 2.0 abbia giovato alla libertà di informazione sia nel senso attivo del termine, ovvero di “diritto di informare”, sia nell’accezione “passiva”, nel senso di “diritto all’informazione”, quest’ultima grazie alla diversificazione e pluralità delle fonti.
Internet è molto democratico in questo. Allo stesso tempo però, in questo nuovo sistema, la fonte passa in secondo piano, o meglio, mentre precedentemente il metro di valutazione dell’attendibilità di una notizia consisteva nella fonte, l’autorevolezza di una certa testata, oggi la variabile di verifica è banalmente, e allo stesso tempo pericolosamente, il numero di like, reazioni, commenti.
Basta un elevato numero di condivisioni e di engagement per far sì che la notizia diventi automaticamente attendibile, a prescindere da chi l’abbia scritta o riportata. A prescindere dalla fonte.
Quest’ultima e la veridicità del contenuto passano in secondo piano davanti alla legge dell’engagement.

Allo stesso tempo però, immaginare forme di intervento volte a bloccare la diffusione di notizie e idee solo perché ritenute false può rappresentare un tema più complicato di quello che sembra.
Il dibattito sempre più acceso riguarda oggi gli effetti che questo nuovo sistema di informazione può esercitare sul funzionamento della democrazia. Non si discute in questo caso tanto sulla libertà di informazione ma sulla libertà all’informazione, ovvero:

Quanto è democratica una notizia falsa ma largamente retwittata o condivisa sui social dal punto di vista del ricevente? Il cittadino deve essere “aiutato” a giudicare l’autenticità della fonte di queste notizie?

Marchiare i post falsi come tali potrebbe essere una soluzione, ma chi si arroga il diritto di farlo? Qual è il limite tra la parola “filtro” e la parola “censura”?

In un contesto non semplice come questo, davanti alla crisi dell’editoria tradizionale, nasce Postiamo.org.
POSTIAMO nasce con l’ambizione di dare voce all’opinione ragionata dei giovani, nasce come nuova fonte intermedia tra i social media e le testate tradizionali.
Lo scopo è dare spazio “ex post” a opinioni e ragionamenti su temi di dibattito pubblico, con un taglio innovativo, critico, giovanile, digitale, contemporaneo. Offrire spunti differenti, meditati, giustificati.
Non ci piace parlare di “notizie” o “articoli” ma di POST, non vogliamo parlare di “giornalisti” ma di POSTATORI.
Postiamo vuole semplicemente farsi promotore di uno scrivere online che vuole riaccendere l’ormai sfiduciato rapporto tra i giovani e la piacevole lettura di attualità.

La nostra mission è incentivare uno scrivere in grado di affrontare i cambiamenti del mondo globale attraverso un pensiero critico.
Uno scrivere 2.0 in linea con il nuovo sistema di divulgazione del contenuto , quello che parte dalla gente, dove gli utenti non sono più l’oggetto ma appunto il soggetto nel processo di creazione dell’ opinione.
Postiamo decide infatti di dare la possibilità a chiunque di scrivere i propri post e di essere pubblicato con frequenza diventando postatore.

Fino a qui tutti i vantaggi di una piattaforma come Facebook o Twitter.
Cosa cambia allora?

Allo stesso tempo crediamo in uno scrivere che si schieri con forza contro la minaccia fake news, che allo stesso tempo abbia il coraggio di reagire alla crisi editoriale, scommettendo sulla qualità e sulla competenza dei giovani nel nuovo mondo digitale.
Proprio per questo chiediamo di mandare in redazione una prima proposta di post che verrà sottoposta a una piccola selezione.
Una volta confermato dalla nostra redazione il primo contenuto, l’utente diventa a tutti gli effetti postatore.

Se sei dunque un giovane affamato di conoscenza, particolarmente coinvolto dai principali temi di attualità, un appassionato di Politica, Innovazione, Arte, Cinema, Musica, o Sport ti invitiamo ad accettare la nostra sfida perché abbiamo bisogno di te, del tuo pensiero, del tuo messaggio, della tua opinione,
di un tuo POST.

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