Mio fratello rincorre i dinosauri: l’esordio di Stefano Cipani


di Nicola Albano

Non c’è famiglia che non abbia bisogno di due elementi fondamentali: l’amore e la sincerità. Ebbene, il film d’esordio di Stefano Cipani, Mio fratello rincorre i dinosauri, spiega questo semplice quanto essenziale concetto attraverso una storia di formazione con protagonista Jack.

Attraverso un flashback vediamo come, ultimo di tre figli, da piccolo desidera avere un fratellino con cui giocare, avendo due sorelle più grandi; ed è proprio quando i genitori gli annunciano l’arrivo di un nuovo membro in famiglia che la sua vita cambia totalmente. 

All’iniziale entusiasmo succederanno problemi di incomprensione quando gli viene detto che suo fratello non sarebbe stato come lui e le sue sorelle, ma “speciale“. La definizione, appresa con sfumatura paranormale, gli fa immaginare il fratello come un eroe dei fumetti, dotato di superpoteri. Solo col tempo si renderà conto che la realtà è ben diversa dalla sua immaginazione. 

È così che, con il voice-over di Jack, attraversiamo nel giro di pochi minuti la crescita del protagonista con il fratello down Giovanni, soprannominato Giò. 

Un fratello che, col passare degli anni, accetta sempre meno. Che per Jack diventa fonte di imbarazzo, per cui dimostra poca pazienza e il quale, nonostante il supporto dei genitori e delle sorelle, non riesce a riconoscere con gli altri, tanto che negherà addirittura la sua esistenza ad Arianna, futura compagna di liceo di cui si è innamorato.

Insieme alle difficoltà con Giò, infatti, nella pellicola assistiamo anche alla trasformazione di Jack dai primi giorni della nuova scuola, dove affronta la situazione con la normale timidezza e insicurezza di un qualunque quattordicenne in un nuovo ambiente. Un cambiamento che passa anche dall’abbigliamento, in particolare dalla scelta di vestiti da rock band per far colpo su Arianna, che finiscono per accompagnare le contraddizioni della sua stessa personalità.

Il protagonista vive le tipiche difficoltà del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, quello che il padre di Jack, interpretato da Alessandro Gassman, descriverà come il viaggio verso il “mondo del grandi”. Impossibile non essere empatici verso il ragazzo, anche grazie ad un bravissimo Francesco Gheghi ad interpretarlo, giovane già visto in Io sono tempesta di Daniele Luchetti.

Il cambiamento e la crescita personale sono al centro di questo film ispirato da una storia vera, raccontata nell’omonimo libro di Giacomo Mazzariol, con spunti autobiografici visto che, nel libro, parla proprio del suo rapporto con il fratello down Giovanni.

Attraverso un tono fresco, leggero e sensibile, Stefano Cipani riesce a raccontare questa storia seguendo schemi che ricordano a tratti Wonder di Stephen Chbosky – altra trasposizione cinematografica che affronta il tema del “diverso” nella vita di un nucleo familiare.

Con Gassman e Isabella Ragonese nei panni dei genitori, che come Jack comprenderanno via via le capacità e potenzialità di Giovanni, il film fa bene all’anima; ci insegna come trattare questa tematica anche nel caso dovesse coinvolgerci in prima persona, senza retorica o commiserazione, e come le due caratteristiche sopracitate siano le cose più importanti in una famiglia, qualsiasi essa sia. Lo stile di Cipani poi, estremamente semplice e lineare, aiuta a focalizzarsi maggiormente sui personaggi, facendo ridere, soffrire e commuovere lo spettatore con loro.

Adesso al cinema.

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