“M. Il Figlio del Secolo”: scrivere di Storia in un romanzo


«Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: "Non dimenticate"»

Umberto Eco, Il fascismo eterno

di Riccardo Piccolo 

Non mi pare che il periodo in cui viviamo sia un’epoca del tutto innocua. 

Urge forse un nuovo tipo di sensibilizzazione che ricordi alle nuove generazioni il valore della XII disposizione della nostra Costituzione? 

Sarà forse per questo che Antonio Scurati è il vincitore della 73° edizione del Premio Strega, il più prestigioso riconoscimento letterario italiano con il suo M. Il figlio del secolo (Bompiani) nel quale si addossa l’oneroso compito di scrivere un romanzo-documentario che narra l’ascesa di Benito Mussolini (1919) fino al tragico omicidio Matteotti (1924). L’autore ha scelto di entrare nella testa dell’uomo Mussolini, adottando cioè il suo punto di vista e quello dei fascisti, in un romanzo in cui, come egli stesso sostiene: «Ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso narrato è storicamente documentato e/o autorevolmente testimoniato».

La più importante conseguenza della misura narrativa messa in atto da Scurati è, a mio parere, l’immediatezza del suo resoconto

Ogni capitolo è una sorta di scena teatrale (rispettosa del canone delle unità narrative aristoteliche) che racconta la storia che già conosciamo come se fosse un divenire nel presente, senza cioè alcuna anticipazione riguardo agli sviluppi degli eventi futuri. Il racconto sembra così procedere passo dopo passo davanti ai nostri occhi avvicinando il lettore alla contemporaneità dei personaggi. 

Mi sembra che questo effetto sia quanto mai salutare: ben vengano, infatti, i racconti di epoche passate che siano in grado di restituirne i tratti di plasticità, imponderabilità e indeterminatezza che avevano agli occhi di chi le ha vissute.

Un tipo di narrazione, questa, scelta da Scurati, assimilabile al teatro epico di Bertolt Brecht. Una delle più ingegnose strategie drammaturgiche utilizzate dallo scrittore tedesco mostra, infatti, come ogni ordinamento socio-politico vigente non possieda la prerogativa dell’immutabilità assoluta, ma venga sempre accompagnato da ipotesi alternative (presupposti per un sempre possibile stravolgimento). 

La cifra stilistica di Brecht come quella di Scurati è di mostrare come la Storia sia formata da eventi, e che ognuno di essi sarebbe potuto essere anche altrimenti. Basti pensare al dramma del 1941 La resistibile ascesa di Arturo Ui, una salace metafora sulla presa del potere di Hitler in cui Brecht restituisce la responsabilità delle scelte degli uomini ai legittimi proprietari nell’intento di fare giustizia storica redimendo le vittime e colpevolizzando i carnefici.

In un libro come quello di Scurati, l’eco e la responsabilità della Storia si respirano in ogni capitolo; Mussolini è trasformato da personaggio “da libro di scuola” a persona reale a tutto tondo, con le sue ossessioni, le sue emozioni e le sue passioni. 

L’autore ci offre un nuovo punto di vista che ci aiuta a giudicare quel periodo e quegli uomini dandoci lo spunto per una rifondazione dell’antifascismo oggi che non basi più se stessa su una pregiudiziale politico-ideologica alienata dalle passioni, ma che sia ancora più netta perché equanime e matura.

Precedente Tutti in silenzio: ora parla la Serie A
Avanti Il crocifisso è diventato un'arma?