Le regine de “Il Trono di Spade” che avremmo voluto conoscere meglio

Redazione

Cerchiamo soltanto di dirvi perché due dei personaggi più iconici della storia delle serie TV sono stati un po’ “buttati via” in questa stagione – nonostante “Game of Thrones” 08×05 rimanga coerente con gli sviluppi proposti.

I tre personaggi femminili emersi con più prepotenza negli episodi dell’adattamento di HBO – soprattutto da quando questo ha preso le distanze dai romanzi – sono un “lupo”, un “leone” e un “drago”.

Se rimandiamo Arya Stark alla prova dei nove di settima prossima, rimangono le due regine de facto e de jure dei Sette Regni, che sono tra le maggiori catalizzatrici dell’attenzione del pubblico.

Il caso più critico è quello di Cersei Lannister, la cui intelligenza strategica e vendetta insaziabile ne esce ridotta malissimo.

Per la prima volta ci è sembrato che la regnante non avesse calcolato piani A e piani B, puntando tutte le sue difese su un Euron Greyjoy grossolanamente sopravvalutato.

Ma è la vera Cersei a mandare il gamello-amante a morire contro un esercito di morti? È la vera Cersei quella che fa promesse a Bronn per avere la testa del suo ultimo potenziale alleato?

Mentre Approdo del Re va in fiamme, è la vera Cersei quella che guarda il suo potere così faticosamente costruito sgretolarsi, senza reagire o tentare una fuga?

Il problema del personaggio in questione è poco spazio ricevuto. La lucidità assassina del finale della Sesta stagione era stato preceduto da un crescendo irresistibile, che si è perso completamente di vista.

Cersei è rimasta una tiranna, sì, ma se anche George Martin ne avesse prescritto il decadimento verso un masochistico senso di onnipotenza – penosamente disintegrato in un singolo episodio – è il caso di dire che non ci è stato mostrato abbastanza sullo schermo.

Nota di merito alla splendida Lena Headley, che ha amato il suo personaggio infondendolo di credibilità, pure davanti a voragini narrative.

Il secondo caso, leggermente meno critico per il maggiore spazio riservatole, è la Madre dei Draghi etc. Daenerys Targaryen.

La sua, di follia, che ha sconcertato almeno metà del fandom per il repentino cambio di condotta, era stata quantomeno indiziata.

Magari non molto efficacemente, complice una Emilia Clarke troppo identificabile con il riscatto da schiava a khaleesi della Prima stagione, troppo in empatia con lo spettatore.

Ilarità a parte per quei genitori che hanno chiamato la figlia Dany, Daenerys o proprio Kaleesi –come chiamare un maschietto Erode o Attila –, anche chi si lamenta di questo (frettoloso) apice narrativo dovrà farsene una ragione.

La follia delle due regine – siamo pronti a scommeterci –, scorrerà anche dal calamaio ormai essiccato dell’autore dei libri.

Sicuro è avremmo voluto più momenti di “intimità’” con questi grandiosi personaggi, per arrivare al culmine con quel misto di empatia e orrore che abbiamo amato. Non ce ne vogliano Tyrion e Jon.

Precedente Tutto quello che c'è da sapere prima di andare a votare
Avanti Game of Thrones: la raccolta firme per rifare il finale. L'arte tra pubblico e autore