L’Allenatore in Italia e la calunnia delle tifoserie


allegri allenatore tecnico

di Antonio Rinaldi

“Sono i giocatori che vanno in campo e vincono le partite!”

Tante volte (troppe!) si sente questo genere di affermazioni, solitamente nelle sembianze di “chiacchiere da bar”.

Esistono allenatori che entrano nel cuore dei tifosi e lì sono destinati a restarvi per sempre. Qualsiasi figura che lo sostituirà vivrà -secondo il “tifoso medio”- all’ombra del suo predecessore. Ci sono quelli taciturni, che cercano di utilizzare l’arma più raffinata a disposizione per mettere a tacere i detrattori. L’arma è verde con linee laterali bianche, e si chiama “campo”. Poi ci sono quelli che, a prescindere, vengono linciati e crocifissi senza avere neanche l’opportunità di far parlare il terreno di gioco stesso.

Ma chi è un Allenatore (non a caso con la lettera maiuscola)? 

L’Allenatore, quello degno di questo nome, è un buon padre di famiglia che deve sapere quando è il momento di “(s)battere i pugni sul tavolo” e quando, al contrario, è necessario “mediare”.

Un grande Tecnico è uno psicologo che deve riuscire a interpretare i suoi pazienti; nei momenti delicati di una stagione calcistica o, in generale, sportiva. L’Allenatore capace è colui che riesce a vedere al di là dell’aspetto tecnico-tattico, dei moduli, dei sistemi di gioco, delle formazioni.

Un Allenatore, insomma, se vuole definirsi tale è innanzitutto la Persona che deve necessariamente contraddistinguersi a livello umano ancor prima del punto di vista professionale. È questo che probabilmente sfugge ad alcuni tifosi appartenenti a “fazioni” calcistiche contrastanti. Mi riferisco ad una parte degli juventini e ad una parte di milanisti. Massimiliano Allegri e Gennaro Gattuso, che “calcisticamente” sono legittimamente discutibili, hanno avuto la grande “sfortuna” di prendere in mano due squadre nel bel mezzo di un momento difficile.

Il fatto che la Juventus vinca e stravinca in Italia e che abbia raggiunto livelli “top” in Europa non fa che il solletico al sostenitore bianconero che sbraita contro il suo allenatore: “Questo deve andare via! Non è possibile che non si riesca a vedere una partita giocata decentemente!”. Il fatto che il Milan abbia perso lo “smalto” del passato diventa il pretesto preferito del tifoso del Milan, che attacca il suo attuale allenatore nonostante abbia riportato, dopo anni ben peggiori, la squadra in orbita Champions.

Tralasciando i risultati sul campo, per quale motivo il tifoso non riesce mai a vedere oltre quella maschera riprovevole e macchiata di veleno? Perché non riesce ad apprezzare la dimensione umana dell’allenatore?

Perché Allegri, che si mostra sempre sereno nelle conferenza stampa, che allenta la tensione del ritorno di un ottavo di Champions League, che elude a domande retoriche e maliziose quali “Perché hai scelto di chiudere i social?”, non viene mai elogiato?

Perché Gattuso, che si presenta davanti alle telecamere dopo aver perso un derby, che focalizza l’attenzione su un gesto grave come il litigio tra compagni di squadra, non viene comunque apprezzato?

In conclusione, sembra essere abituale tessere trame “encomiastiche” per il calciatore e le sue prodezze sul campo; mentre verso gli allenatori si tende a gettare, sempre e comunque, del fango ai loro danni.

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