L’Italia tra Europa e sovranismo


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di Redazione

In un’epoca come questa, divisa sempre di più tra europeismo di facciata e sovranismo spicciolo, non è facile farsi un’idea chiara sul futuro che attende l’Italia. L’unico modo per venirne a capo, anche se fuori moda, è rivolgere uno sguardo al passato e osservare l’evoluzione del mondo attraverso le precedenti epoche storiche, in modo da fare una previsione attendibile sulla strada che percorreremo nei prossimi anni. Prendetelo come un piacevole (e sintetico) ripasso di storia; potrebbe addirittura piacervi.

Cominciamo, dunque.

Duemila anni fa questo problema non si sarebbe posto, perché l’Europa era già unita; e ad unirla eravamo stati noi. Sì, perché Roma aveva deciso che il Lazio le stava stretto ed era quindi andata alla conquista del resto del continente, creando un impero che si estendeva dal Portogallo all’Armenia. Una politica estera che la classe dirigente di oggi si sognerebbe, ma è inutile piangere sul Giulio Cesare versato; sta di fatto che in Europa vigeva lo stesso sistema amministrativo e si parlava un’unica lingua, il latino. Mica male per una città che oggi ha problemi con le buche stradali, vero?

I sovranisti naturalmente proliferavano anche all’epoca, per cui di tanto in tanto scoppiava qualche rivolta locale, che gli imperatori sedavano garbatamente nel sangue. Quasi folcloristico, se non fosse che questi indipendentisti ante litteram appaiono oggi come degli idealisti fuori tempo piuttosto che come strenui difensori della libertà. Non è che tra qualche secolo i nostri sovranisti daranno la stessa impressione? Ai posteri (e alla conclusione dell’articolo) l’ardua sentenza.

L’impero romano alla fine si sgretolò, dando inizio al Medioevo, epoca di comuni e di monarchie. Qui la componente locale si fa più forte, ma paradossalmente città come Firenze e Venezia erano più proiettate verso l’estero di quanto lo sia nel terzo millennio la maggioranza dell’elettorato, visto che commerciavano con ogni angolo dell’Europa; a dimostrazione del provincialismo odierno che ci affligge (Marco Polo ne sarebbe scandalizzato, sappiatelo).

Dal Medioevo si passò all’età moderna, madre degli Stati nazionali che oggi piacciono tanto; è vero che già questo basterebbe per derubricare a ottocentesco il concetto di nazione, ma non scadiamo nell’ovvio. Semmai, è importante sottolineare che in questo periodo le nazioni più solide si rafforzarono grazie all’espansionismo in America e in estremo oriente, mentre quelle più fragili o non ancora unite si trovarono alla loro mercé; tanto per fare un esempio, l’Italia, che si unificò molto più tardi, subì nell’ordine la dominazione francese, spagnola e austriaca. Pensate forse che oggi sarebbe diverso? Se la vostra risposta è no, andate avanti (ma anche se è sì, viva il libero pensiero).

Che cosa succederebbe, se gettassimo un unico pezzo di carne in una gabbia di leoni affamanti?
Che i leoni si contenderebbero quel pezzo sbranandosi a vicenda. Tra gli Stati accadde la stessa cosa; quando non ci furono più nuove colonie da conquistare, l’equilibrio politico venne meno e le nazioni imbracciarono le armi. Fu così che scoppiarono la prima e la seconda guerra mondiale, che cambiarono radicalmente l’assetto geopolitico mondiale facendo emergere le due superpotenze vincitrici, Stati Uniti e Unione Sovietica, che sancirono la fine dell’epoca delle nazioni; le sorti del pianeta infatti erano ormai in mano a colossi con cui nessuno Stato avrebbe potuto rivaleggiare. Un esempio? La Iugoslavia provò a disallinearsi rispetto al blocco capitalista e al blocco sovietico, ottenendo come unico risultato la propria disgregazione.

E oggi? Che cosa è successo dalla fine del Novecento in poi? Semplice, vi ricordate la proprietà commutativa che abbiamo studiato a scuola (terrapiattisti esclusi)? Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia; in pratica l’Unione sovietica non esiste più, ma al suo posto sono emerse nuove superpotenze, come Cina, India e Brasile. Che fare quindi?

Se non abbiamo problemi ad ammettere che l’Italia non sarebbe sopravvissuta da sola durante la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, come possiamo pensare che potrebbe farcela in un contesto simile, forse addirittura più continentalista? Non è invece il caso di fare quadrato con il resto dell’Europa e arginare le pressioni che le superpotenze di oggi esercitano su di noi? E chi invoca un ritorno al nazionalismo in totale rotta con lo scenario attuale ha davvero presente la trasformazione che l’Europa ha vissuto nei secoli oppure fa solo presa su un malessere diffuso?

Il mondo va verso un sistema continentale e tutto fa presagire che anche l’Italia, volente o nolente, si adeguerà; e il sovranismo sarà visto come un soffio di nostalgia anacronistico che ha accompagnato questa transizione inevitabile.

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