Il Traditore: il nuovo film di Marco Bellocchio


di Nicola Albano

Il Traditore, nuovo film del regista emiliano Marco Bellocchio, tratta paradossalmente la storia di un tradito. Perchè Tommaso Buscetta, impersonato da un Pierfrancesco Favino in stato di grazia, è, più che carnefice, vittima.

Ad inizio film lui è l’unico, nella foto scattata a una festa di clan mafiosi in Sicilia, ad indossare un vestito bianco. 

Quasi come se il regista avesse voluto suggerire fin dai primi momenti che, tra coloro che formavano e guidavano una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo, Buscetta avrebbe finito per redimersi, nonostante la fedeltà giurata da ragazzino.

Allo stesso tempo era cosciente, come dimostra un breve scambio di battute con il fratello, di come la pace di quei momenti non fosse destinata a durare.

Tommaso Buscetta è stato il mafioso passato alla storia per aver aiutato la commissione anti-mafia di magistrati – guidata da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – a scoperchiare Cosa Nostra. 

La sua testimonianza avrebbe condotto al famoso maxi-processo per crimini di mafia tenuto tra il 10 febbraio 1986 e il 30 gennaio 1992, dopo il quale furono condannati 366 membri dell’organizzazione.

Il film ci presenta il personaggio di Buscetta, chiamato dai suoi “amici” Masino, almeno nella prima parte del film come un uomo tradito da chi fingeva di essergli amico e di credere nei suoi principi. 

Una serie di tremende uccisioni, tra cui quelle a danno di due dei suoi figli, fino all’arresto in Brasile – dove si era rifugiato tra l’80 e l’84 – lo porteranno a mettersi a disposizione della giustizia per incastrare chi gli ha voltato le spalle.

Viene anche mostrata la collaborazione, poi amicizia, creatasi con il giudice Falcone. Insieme, composero le 487 pagine di rapporto che testimonieranno i reati della mafia siciliana. 

Ci sono topi, una tigre e una iena, in tre distinte scene, utilizzate da Bellocchio e Francesca Calvelli con un montaggio simbolico volto a mostrare, ad esempio, i “topi usciti dalla propria tana”, durante il maxi-processo. 

Processo che vede emergere altri personaggi di spicco di Cosa Nostra, dal pentito Salvatore Contorno (interpretato da Luigi Lo Cascio), fino ai tragicamente noti Salvatore Riina e Giuseppe Calò.

Un film che ripercorre tutte le tappe della storia del Buscetta pentito in modo estremamente rigoroso, per poter informare e accompagnare nella visione anche i più profani in materia. 

La battaglia è personale e nazionale: apparentemente vinta dopo il maxi-processo, viene rimessa presto in gioco da attentati e ritorsioni. Tra i tanti, quelli con vittime i giudici Falcone e Borsellino mettono Buscetta in una situazione complicata, che lo porterà poi a vivere una vita sempre in fuga e in allerta, fino all’ultimo istante.

Il tutto con un Pierfrancesco Favino che si conferma, tra l’utilizzo del dialetto siciliano, dell’inglese e del portoghese (più una sorta di siciliano più “ripulito”) e una prova fisica notevole, uno dei più grandi attori del panorama cinematografico nazionale di oggi, se non il migliore.

L’unico, sembra, che potesse mettersi sulle spalle un ruolo così magistralmente e titanicamente rappresentato da Marco Bellocchio, che torna a raccontare una figura realmente esistita del panorama storico nazionale dopo Vincere, del 2009.

Ritorno in grande stile, con il film presentato in anteprima internazionale giovedì (data di commemorazione per i 27 anni dalla morte del giudice Falcone) al Festival di Cannes. Nella speranza che possa trionfare, essendo stato l’ultimo film italiano a vincere la Palma d’oro, nel 2001, La stanza del figlio di Nanni Moretti.

Adesso al cinema.

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