Il calcio italiano torna a piangersi addosso


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di Antonio Rinaldi 

Le celebrazioni per l’ottavo scudetto consecutivo hanno aiutato la Juventus ad archiviare per un po’ l’eliminazione dalla Champions League di martedì scorso, avvenuta per mano dell’Ajax. È bastato questo perché l’opinione pubblica – anche di tifosi e appassionati – tornasse a parlare di “apocalisse del calcio italiano”. Tragedia immane, amplificata ulteriormente quando giovedì anche il Napoli ha dovuto salutare l’Europa.

I due casi non coincidono in termine di aspettative. Se la squadra di Carlo Ancelotti era chiamata all’impresa di ribaltare il 2-0 dell’andata subito contro l’Arsenal, la sconfitta inflitta dagli olandesi ai bianconeri ha sorpreso larga parte degli addetti ai lavori.

Il colpo incassato dalla Juventus è stato tremendo se pensiamo alla presenza di Cristiano Ronaldo, che pure vedeva la Champions come “un obiettivo”. La squadra è uscita ai quarti di finale contro una squadra “fatta da ragazzini”.

“Cosa non va nel calcio italiano?” È sempre meraviglioso constatare quanta poca memoria ci sia e quante poche siano le varianti soppesate nei tentativi di risposta. 

Basterebbe tornare a quanto accaduto durante la stagione 2017-18 per vedere una Roma che elimina il Barcellona di Messi e approda in semifinale di Champions; o una Juventus che, il giorno dopo, quasi replica il miracolo sportivo dei giallorossi al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid di Cristiano Ronaldo.

Cosa è successo nel giro di un anno? Si è rotto il giocattolo in così breve tempo, o i successi precedenti sono stati puramente casuali? All’assurdità della prima ipotesi ci si troverebbe, presa per buona la seconda, a sminuire ingiustamente la vittoria dell’Ajax contro la Vecchia Signora.

Quando i vari Kean, i vari Chiesa, i vari Zaniolo e Barella disputano una stagione talmente importante tanto da meritare la convocazione in Nazionale, si esulta alla “Rinascita e Resurrezione Italiana: Finalmente!”; quando, invece, le due più grandi del campionato italiano escono da un quarto di finale europeo: “Apocalisse e Tragedia: la giusta ricetta per risollevare il calcio italiano dalle macerie!” (cit. gli stessi di prima).

Ma dove sarebbe la “giusta ricetta”? L’investimento sul nuovo che avanza, sui talenti della nuova generazione, sul futuro? Che proprio quest’anno è stato al centro dei programmi? La risposta non è univoca, e c’è tanto materiale su cui lavorare e migliorare. Anche per questo suonano stucchevoli i costanti e repentini cambi di casacca quando viene toccato il tasto “calcio italiano e settore giovanile”.

Così facendo, infatti, non viene assegnato il giusto ed onorevole merito a tutti coloro che il calcio giovanile lo hanno conosciuto, studiato ed insegnato. Si finirebbe per dimenticare un grande maestro come Mino Favini, scomparso proprio la scorsa mattina all’età di 83 anni, fautore del successo del settore giovanile dell’Atalanta.

È proprio da quelli come Favini che calcio italiano dovrebbe ripartire, anziché auto-svilirsi; l’arte del semplice rimarcare le differenze con l’Europa rimane niente più che una chiacchiera inutile.

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