Il 25 aprile c’è stato anche quest’anno. Fortunatamente.


di Michela Nessi

Si sente dire troppo spesso che in fondo ogni memoriale è inutile. Non intrinsecamente, ma in quanto esistono troppi eventi, tragici e non, da ricordare. Molti dei quali, forse, neppure conosciamo. Eventi passati sotto silenzio, per i quali nessuno ha potuto testimoniare.

Dunque, qualcuno dice, non è giusto ricordare qualcosa sì, e qualcosa no. Una vecchia – potenzialmente non sbagliata – legge non scritta: o tutti o nessuno.

Oppure: si sente spesso dire che i memoriali sono inutili perché i festeggiamenti che ne conseguono diventano via via il nuovo scopo. Ogni memoriale diventa un solo pretesto per saltare scuola e lavoro, per gettarsi fino al collo in attività goliardiche.

Ieri, 25 aprile 2019, non posso che ribadire quanto mi sia ancora una volta trovata in profondo disaccordo con tutto questo.

Facendo degli esempi banali: ci sarà sempre un anno in cui i più piccoli chiederanno come mai il 25 aprile la scuola non c’è, come mai si festeggia. Dar loro una spiegazione non può che essere un tassello per costruire una consapevolezza e una conoscenza maggiori.

E non è un discorso che vale solo per i bambini: esistono fin troppe persone, di tutte le età, che non hanno conoscenza adeguata di molte nozioni fondamentali. La ricorrenza, il 25 aprile, della Festa della Liberazione, non può che essere utile, almeno, a ricordare ai più che in quella data fu proclamata l’insurrezione partigiana e le forze nazifasciste iniziarono la ritirata.

Ma anche, soprattutto: ricordare che un tempo una larga fetta della nostra popolazione non ebbe paura e fu in grado di ribellarsi non può che essere d’incoraggiamento per il presente e il futuro. Senza nominare il fatto – io spero, lapalissiano – che solo ricordando si possono in parte rendere sensate le innumerevoli morti di coloro che lottarono per la Liberazione.

Ci sono, sicuramente, moltissime cose che andrebbero ricordate e che non hanno nessun memoriale che venga a far loro onore. Moltissimi avvenimenti che sono stati passati sotto silenzio, volutamente o casualmente, ingiustamente assorbiti dalla dimenticanza.

Ma il fatto che a molti eventi altrettanto cruciali non venga data altrettanta attenzione, non dovrebbe essere un deterrente a festeggiare memoriali già esistenti, ma uno stimolo a sentirli con maggior empatia.

La manifestazione poco ortodossa di alcuni non cancella affatto le centinaia di giovani, e meno giovani, che ogni anno il 25 aprile visitano sentieri e luoghi partigiani. Sono tanti a manifestare pacificamente a favore della sensibilizzazione; tutte persone la cui esistenza non può che essere una fortuna nient’affatto scontata.

Sarà bene continuino a esistere a lungo, in vista di un futuro che può potenzialmente metterci di fronte ai medesimi pattern storici.

Senza contare che l’atto catartico della festa – non necessariamente sperimentata nel rispetto altrui – è quanto di più adatto ci può essere in una festa come quella di ieri: perché è ciò che più spontaneamente è sinonimo di libertà.

E ieri ciò che abbiamo ricordato principalmente è che la libertà non è affatto scontata.

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