Gli scalmanati fanno ‘Buu’


postiamo.org kean razzismo fenomeno

di Antonio Rinaldi 

È impossibile mettere una pietra tombale su quanto accaduto due domeniche fa. In particolare, se già non fosse sufficientemente chiaro, sulla vicenda di Moise Kean.

Il polverone non riguarda neanche lontanamente le qualità calcistiche che il giovane talentuoso bianconero ha mostrato di possedere nel suo già straordinario bagaglio tecnico.

Kean ha fiuto del gol, senso della posizione, attacco della profondità e numerose altre caratteristiche. Il patrimonio calcistico di questo classe 2000 gli ha permesso di diventare l’uomo del momento, complice anche il quantitativo impressionante di reti siglate finora (cinque reti in sette partite di campionato, due su due in Nazionale).

Tuttavia, quello a cui abbiamo assistito a Cagliari (ahinoi!) ha acceso i riflettori su Moise Kean da un’angolazione che speravo di non dover prendere in considerazione. Il fenomeno del razzismo – nel 2019 ancora all’ordine del giorno – che resiste al tempo.

Se dopo il boxing day (dove è successo di tutto e di più), a distanza di pochi mesi, accade la stessa identica cosa, allora bisogna davvero pensare che non c’è più nulla da fare.

Il calcio, lo sentiamo dire di frequente, è “divertimento”, è uno “sport meraviglioso”, “il più bello del mondo”. Poi, però, commettiamo sempre lo stesso errore: smentiamo noi stessi. Lo facciamo con il verso più scellerato che un uomo possa fare: “buu”.

Il guaio qual è? Semplice. Che, nonostante certe schifezze siano sotto la lente d’ingrandimento, ci sono persone che “osano” negare l’evidenza. E se a farlo fossero gli stessi che sbraitano, si agitano in tribuna e ostentano una sfrontatezza acre quando urlano quel “buu” riprovevole, non ci perderemmo neanche tanto in chiacchiere. Diremmo che quei venti/trenta/quaranta/cinquanta devono esser messi fuori dallo stadio e non metterci più piede (peccato che ciò non avviene).

Il problema emerge quando a non condannare questo tipo di episodi è un Presidente, il massimo rappresentante, il numero uno di una società calcistica. Perché un Presidente che pensa che quella di Matuidi dopo il gol sia stata una “sceneggiata” (cito testualmente il vocabolo da lui adoperato) ti fa cadere qualcos’altro anziché le sole braccia. E mi fermo. Perché un Presidente che parla di “moralismi” è una persona che, forse, non ha capito fino in fondo dove risiede la radice di un marciume assai putrescente.

Ultimo tasto. È stato giusto dilaniare Leonardo Bonucci che a fine partita si è “espresso male” in merito alla questione?

Bonucci non avrebbe alcun motivo di andare contro un suo compagno di squadra. Però, se decidiamo di stigmatizzare le sue dichiarazioni di fine gara – testualmente: “La colpa è da dividere: cinquanta di Kean, cinquanta della tifoseria. Moise sa che quando segna deve venire ad esultare con noi e con la sua squadra!”, allora dobbiamo, allo stesso modo, condannare i giornali che hanno parlato di “provocazione di Kean”.

E se quella del 2000 è definita un’esultanza provocatoria quando rimane semplicemente di sasso a fissare la tifoseria del Cagliari (o meglio, una parte della tifoseria), quella di Cristiano Ronaldo dopo Juventus-Atletico Madrid come la vogliamo chiamare? Paradossalmente, i giornali che hanno parlato di “provocazione di Kean” erano gli stessi che auspicavano la non-squalifica del portoghese.

Insomma, anziché “dire” sarebbe arrivata l’ora del “fare”. Anche perché, purtroppo, c’è anche chi dice di “fare” ed è bravo a farlo credere, ma che, poi, tirando le somme, non fa nulla. Anzi, finisce col fare meno di chi dice. Cerchiamo di combattere, tutti, nel nostro piccolo, questa schifezza diventata immane anche nel calcio. Altrimenti, se Povia cantava: “I bambini fanno ohh, che meraviglia!”, noi ci troveremo a cantare un’incommensurabile sudiceria: “Gli scalmanati fanno buu” e dove nella parola “meraviglia” tra la “r” e la “a” si andrebbe ad interporre una “d” alveolare. E questo, per cortesia, cerchiamo di evitarlo!

Precedente Tua Madre (o del DDL Pillon)
Avanti Il tonno della discordia