Flat Tax: un passo avanti Salvini, uno indietro Di Maio


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di Achille Cignani

È pazzesca la velocità con cui un tema passi dalla cima dell’agenda setting ad essere archiviato. A volte basta un giorno solo, altre qualche ora.

Non è il caso della Tav, per la quale ci sono volute diverse settimane. Ha dominato le prime pagine di tutti i media, tradizionali e non. Ma se ci fate caso, da qualche giorno nessuno fiata più sull’argomento.

Ora ritorna la Flat Tax e “si riapre ufficialmente la campagna elettorale per le europee”, incalza Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera.

Cavallo di battaglia elettorale del Carroccio, ma anche di Forza Italia, la Flat Tax è da mesi fuori dal dibattito pubblico. C’erano altre priorità. Tuttavia, adesso che lo stato di recessione incombe sul Bel Paese – anche se in realtà sono già diversi mesi – e ora che gli imprenditori sono scoraggiati e gli investitori stranieri sfiduciati, è tempo di rimediare. C’era forse un momento migliore delle imminente elezioni del Parlamento Europeo per rassicurare gli elettori di centrodestra che auspicano “meno tasse”? …per spolverare la “tassa piatta”?

Questo provvedimento è caratterizzato da un nuovo sistema fiscale che prevede due aliquote fisse al 15 % e al 20% per persone fisiche, partite Iva, famiglie ed imprese. La prima, già in vigore da gennaio 2019, sarà del 15% per redditi fino a 65 mila euro. La seconda al 20%, verrà introdotta dal 2020 per chi ha ricavi da partita Iva da 65 a 100 mila euro. Niente di così complicato, insomma.

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini afferma:“Noi non abbiamo mai smesso di lavorare sulla flat tax. Con questa manovra economica siamo già riusciti ad avvantaggiare tantissimi artigiani, partite Iva, commercianti e piccoli imprenditori. Per il 2019, vogliamo entrare anche nelle case delle famiglie dei lavoratori dipendenti italiani”

Anche se la controparte grillina non sembra essere d’accordo. Di Maio, infatti, replica che “troverà una soluzione con la Lega ma senza alcun compromesso alla Berlusconi”.

La proposta del vicepremier leghista comprende sempre due aliquote che, secondo la simulazione del Ministero delle Finanze, riguarderebbe più di 16 milioni di famiglie. Dunque, un 15% fino ad 80 mila euro di reddito e 20% per i redditi superiori a tale soglia.

Non ne vuole sapere, invece, il neosegretario PD Nicola Zingaretti, che boccia il disegno definendola la flat tax “una bufala da Paperon de Paperoni”. I dem ribadiscono che secondo la Costituzione bisogna seguire la progressività delle imposte. Antonio Tajani, Forza Italia, incalza a sua volta, spiegando che “una flat tax non si farà mai finché esiste un accordo tra Lega e 5 stelle.

Un bel calderone, insomma. Non sono mancate le rassicurazioni dai partner di governo, né le provocazioni da parte delle forze di opposizione. Come si può ben capire, i giochi sono riaperti in vista delle elezioni del 26 maggio. Ma che ci volete fare, la politica funziona così. E pensate un po’… chi sarà il beneficiario di tutto questo baccano? Lo si vedrà dai sondaggi.

A rimetterci saranno, in tutta probabilità, i cittadini italiani.

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