Europee: i sondaggi negli altri Stati membri


di Camilla Grasso 

Manca poco alle fatidiche elezioni e il futuro dell’Europa è sul filo di un rasoio.

Per quanto riguarda l’Italia, che per legge vieta che i sondaggi vengano diffusi nelle due settimane che precedono il voto, possiamo affidarci solo alle ultime indagini di venerdì 10 maggio.

In testa la Lega con circa il 30,5%, segue il Movimento 5 stelle con il 22,7% e, al terzo posto, il Partito Democratico con il 22,5%. Seguono poi Forza Italia con il 9,4% e Fratelli d’Italia con il 4,7%.

Le altre forze arrancano, trovandosi ancora sotto il 4%, soglia percentuale minima con cui i parlamentari italiani possono essere eletti al Parlamento Europeo.

Negli altri 27 paesi questo divieto di divulgazione di sondaggi non esiste, e sembra perciò interessante un’analisi di ciò che sta accadendo in alcuni degli altri stati membri.

Partiamo dalla Germania che eleggerà ben 96 parlamentari. Il primo partito rimane la CDU di Angela Merkel, sebbene sia dato sotto il 30% tanto ambìto. Passi avanti sono stati fatti dai Verdi che occupano il secondo posto e relegano i social-democratici (SPD) al terzo. Delusione invece per i “populisti” (AfD) che superano di poco la soglia del 10%.

La situazione francese è invece incerta, poiché il primo posto sembrano contenderselo testa a testa i partiti Rassemblement National di Marine LePen e La Republique En Marche di Emmanuel Macron, entrambi intorno al 22%. A seguire i Conservatori, Sinistra e Verdi. Il Partito Socialista rischia di non raggiungere il 5%, che corrispondendo alla soglia di sbarramento in vigore mette a rischio la sua presenza a Bruxelles.

Tra i restanti paesi-chiave la situazione è traballante in Polonia, dove il partito sovranista Diritto e Giustizia e Coalizione Europea (che conta alcune forze europeiste congiunte) si contendono la maggioranza.

Inoltre, è incerta la situazione in Austria. A una settimana dal 26 c’è stato un vero terremoto politico, uno scandalo che ha causato la rottura del governo di coalizione tra Kurz (Partito Popolare ÖVP) e il cancelliere Strache (Partito della Libertà FPÖ).

Per concludere, il caso più particolare è quello del Regno Unito. A seguito di un ulteriore invio della Brexit, anche l’UK dovrà votare. Questo potrebbe causare degli squilibri non solo a Bruxelles, ma anche all’interno del paese stesso.

Da poche settimane si è fatto nuovamente avanti Nigel Farage, a capo di un nuovo partito che comprende tutti gli euroscettici: il Brexit Party. Tale coalizione è già saltata in testa alla classifica raggiungendo quasi il 30%. Al seguito troviamo Laburisti e Liberal Democratici, mentre i Conservatori di Theresa May precipitano al quarto posto.

Quello che rende queste elezioni così attese è il risultato che, anche a pochi giorni dallo spoglio delle urne, non è per niente chiaro.

Secondo i sondaggi di Poll of Polls, rimane improbabile una maggioranza sovranista, populista ed euroscettica. Rimarrebbero primi i Popolari con più di 165 seggi seguiti dai socialisti.

Ma i sondaggi sono oggi più che mai in bilico; e la posta in gioco è di una grandezza senza precedenti.

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