Ecco perché “Tolo Tolo” ha deluso le mie aspettative


di Luca Ferrara

Sono andato a vedere il nuovo film di Checco ZaloneTolo Tolo, con grandi aspettative, dopo una promozione a mio avviso geniale: un trailer che trailer non è, studiato appositamente per far discutere.

Il film, uscito al cinema il primo gennaio, sta facendo parecchio discutere sui giornali e sui social media. Visto da più di un milione di spettatori, Tolo Tolo ha registrato al suo esordio il record di incassi (per una sola giornata) con quasi 9 milioni di euro, dati che hanno battuto Quo vado?, il suo film del 2016.

Premetto che mi aspettavo di ridere e non ho riso, mi aspettavo di vedere un film all’altezza dei precedenti. Mi aspettavo un risultato superiore sia dal punto di vista comico che di trama, ne sono però rimasto deluso.

Mi aspettavo di vedere un film comico.

Nel chiedermi il perché della mia delusione, credo sia meglio ragionare partendo da questa domanda: perché i precedenti film di Checco Zalone hanno sempre fatto ridere tutti?

Per rispondere ho provato a immaginare due target separati; davanti ai film passati del comico pugliese si possono identificare due reazioni diverse e due conseguenti pubblici distinti:

  1. IL “rido di me stesso e mi diverto”
  2. Il “rido dell’italiano medio che però non sono io

Il primo target ride inconsciamente di sé stesso, dei sui difetti, dei suoi atteggiamenti incivili. Il film risulta da questa prospettiva interamente comico. Credo che in qualsiasi altra nazione (davanti a film del genere) questo tipo di pubblico non esisterebbe nemmeno, l’ottica non sarebbe infatti comica ma drammatica, la vergogna avrebbe la meglio sul riso.

Quello del secondo pubblico è un “rido per non piangere”, la risata sarebbe nervosa, ma la naturalezza e l’ingenuità del personaggio sovrastano il dramma e rendono qui la trama ad ogni modo più comica che drammatica. Rido comunque … tanto alla fine “gli italiani sono sempre gli altri”.

I film di Checco Zalone erano in grado di stupire sia i primi che i secondi facendo ridere entrambi. 

In Tolo Tolo questa ambivalenza di target e la capacità di coinvolgere tutti quanti non vengono rispettate e, come risultato, il film fa per molti discutere e non ridere soltanto.

COS’È CAMBIATO IN TOLO TOLO?

A mio avviso il problema è da ricondursi alla tematica.

Mentre nei film precedenti il comico poteva permettersi di utilizzare il ridicolo per affrontare stereotipi comuni e tematiche di medio livello, qui il caso è differente; banalizzare sarcasticamente il “posto fisso” può per esempio far ridere e pensare allo stesso tempo, l’indifferenza come arma satirica verso macro-tematiche come la guerra o l’immigrazione può invece essere un terreno molto più scivoloso. 

Credo che in alcuni casi, quando le tematiche da affrontare risultano eccessivamente delicate, il comico possa non reggere più il contesto e straripare per sfociare inevitabilmente in un genere indefinito, restando fumosamente incastrato a metà, come in questo caso, tra il comico e il drammatico.

Il film risulta infatti un ibrido e si pone costantemente in una posizione intermedia, non riuscendo a farsi serio né a far ridere al contempo.
Secondo il critico cinematografico di “Il Giornale”, Maurizio Cabona, l’ultima ora del film «sta tra il drammatico non credibile e il comico non riuscito».

Ecco che il film non è più “per tutti”: parte di quello che prima era l’omogeneo pubblico numero uno, ora o non riesce più a ridere, perché ridere di sé stesso sarebbe in questo caso una vergogna, oppure rifiuta contrariato la provocazione.

Parte del secondo invece, non riesce più neanche a sorridere, perché  giudica e guarda ora infastidito la comicità mentre preferirebbe per queste tematiche un film dal tono diverso.

Quella che prima era comicità, sarcasmo, adesso è diventata satira. 

La satira divide, non unisce, fa discutere.

Questo ritengo sia il motivo perché Tolo Tolo abbia deluso, ponendosi senza decisione a metà tra il drammatico accennato e il comico non centrato. I film di Checco Zalone si apprezzavano ed elogiavano per la loro capacità di essere “per tutti”, per la prima volta però per il comico questo non è il caso.

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