Un commento al derby


di Andrea Margutti

Aria di derby a Milano: momento di pausa dalla frenesia lavorativa che da sempre contraddistingue la città lombarda.

Entrambe le contendenti si presentano rivoluzionate rispetto allo scorso anno, con organico e filosofie di gioco totalmente differenti. L’Inter, dal possesso palla fin troppo paziente quando affidata a Spalletti, lascia il posto al 3-5-2 verticale e aggressivo a marchio Conte. Il Milan cerca di sostituire gradualmente il 4-3-3 di Gattuso con il 4-3-1-2 tanto caro a Giampaolo.

Il tecnico di origine abruzzese sorprende schierando Conti sulla fascia destra, Biglia nel ruolo di regista e il nuovo arrivato Rafael Leão  al fianco di Piątek; mentre Conte si affida ad un centrocampo di qualità con Brozovic al timone, assistito da Sensi e Barella.

Nei primi minuti le squadre si affrontano prudentemente, cercando di non scoprirsi e di individuare punti deboli nello schieramento avversario. Già dalle battute iniziali è facile osservare alcune situazioni che si ripeteranno spesso nell’arco della partita. In particolare, il Milan predilige impostare le proprie azioni offensive partendo dalla fascia sinistra, sfruttando la differenza di passo tra Leão – a cui si aggiungerà successivamente un ispirato Hernandez – e d’Ambrosio. In risposta, l’Inter cerca di soffocare il gioco avversario pressando molto alto, dando fastidio alla retroguardia rossonera.

Il meccanismo sembra funzionare, e la prima occasione per i nerazzurri nasce proprio da un retropassaggio scellerato di Rodriguez che stava per favorire Lautaro Martinez. A fine partita si conteranno almeno altri tre passaggi di questo genere, con altrettanti rimproveri di Donnarumma ai propri difensori.

La maggior parte del primo tempo vede il pallino del gioco in mano all’Inter, che costruisce un buon numero di azioni offensive sfruttando la vena creativa di un Sensi in stato di grazia, senza però riuscire a capitalizzare. Un buono spunto del centrocampista marchigiano sembra preannunciare il goal, ma né Lautaro prima, né d’Ambrosio sulla ribattuta riescono a capitalizzare – con il difensore partenopeo che centra incredibilmente il palo tirando a porta vuota da pochi passi. Pochi minuti dopo prova a riscattarsi, cercando la rete con una grande rovesciata su cross da fermo del solito Sensi, ma trovando una grande parata di Donnarumma. Inutile il tap-in di Lautaro, in posizione di fuorigioco.

In avvio di ripresa l’Inter ottiene la rete del vantaggio, con Sensi che imbecca Brozovic, lasciato indisturbato sul limite dell’area di rigore rossonera. Il croato controlla e fa partire un tiro che trova la deviazione di Leão e termina alle spalle di Donnarumma.

L’azione indica chiaramente uno degli errori di lettura più evidenti commessi da Giampaolo e da Gattuso prima di lui, ovvero la scarsa attenzione riservata alla posizione di Brozovic in mezzo al campo. Numeri alla mano, il croato è da due anni a questa parte uno dei migliori registi della Serie A, ed è il vero faro del gioco dell’Inter – arrivando spesso a toccare più di cento palloni a partita. Sorprende dunque come Giampaolo non abbia preso nessuna contromisura per limitarne l’azione, lasciando sin troppa libertà a lui e a Sensi, non a caso protagonisti in occasione del goal.

Il Milan non riesce a riprendersi dallo svantaggio e sbanda pericolosamente, con il solo Leão a creare grattacapi alla retroguardia nerazzurra. Purtroppo per lui, però, le sue iniziative sono quasi sempre sventate dalle chiusure di Godìn, autore di una prestazione sontuosa.

Nel finale, i rossoneri cercano la via del goal con più convinzione, ma subiscono lo 0-2 con un colpo di testa in torsione di Lukaku su assist di Barella, rischiando poi di capitolare rovinosamente prima del fischio finale – con il palo che salva Donnarumma su uno splendido tiro a giro di Politano prima; su una ripartenza di Candreva poi.

Altra partita sottotono da parte dei rossoneri, che ancora non riescono ad abituarsi alle strategie di Giampaolo, ma che ci regala anche qualche piccolo segnare positivo: Hernandez – resosi protagonista di una buona serpentina e dell’unica conclusione pericolosa da parte del Milan, terminata sul palo esterno – insieme a Leão sono degli ottimi prospetti su cui puntare per ricostruire una squadra giovane, dinamica e competitiva.

Bicchiere pieno, invece, per la squadra allenata da Conte: Handanovic rimane inoperoso per la seconda partita consecutiva, la stella di Sensi continua a brillare e la linea difensiva formata da Godìn, de Vrij e Skriniar si dimostra solida e affidabile, stroncando sul nascere quasi tutte le azioni offensive del Milan.

Il campionato è ancora molto lungo ed entrambe le squadre avranno tempo e modo di rodare e perfezionare il loro gioco in base alla filosofia dei propri allenatori. Tuttavia, è evidente che gli uomini di Giampaolo dovranno lavorare ancora molto per poter sperare di confermarsi nella parte alta della classifica. Per ora – e almeno fino al prossimo incontro con la squadra di Conte – Milano è nerazzurra.

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