Cronache di una Sinistra che non c’è: l’alba del tramonto


primarie PD di domenica

di Roberto Turati

“L’uomo è nato libero e dappertutto è in catene”: così Rousseau (l’originale) apriva il “Contratto sociale”.

La Sinistra, per sua essenza, è nata al fine di combattere le diseguaglianze, spezzare le catene della schiavitù socio-economica. Cosa è rimasto in Italia ed Europa di quell’antico sogno? Oggi chi si definisce di Sinistra bolla come “assistenzialismo” un sussidio strutturale di disoccupazione, abbinato ad un discutibile meccanismo di reinserimento nel mercato del lavoro (sintagma, questo, quanto mai disumano e reificante). Eppure, è la stessa Sinistra che ha propugnato la globalizzazione e la liberalizzazione di quello stesso mercato del lavoro, smantellando ipso facto i diritti sociali.

Ecco perché, qualunque sia il vincitore del congresso del PD, non potremo certo salutarlo come nuovo capofila di una Sinistra sociale. Il Partito Democratico, anziché sfruttare il 2018 per ripensare la propria natura e tornare al sogno originario, ha abusato di termini come “populismo”, “analfabetismo”, sprezzando le classi popolari e rinnegando la propria natura di rappresentanza degli ultimi. Gli immigrati servono per creare una manodopera a basso costo; guai ad assegnare 780 euro perché altrimenti si turba il mercato; gli investitori di Borsa vanno tutelati, ma se il padre della Ministra è vicepresidente di una banca i risparmiatori possono essere truffati impunemente. Il Pd è un partito elitista, teorizza il voto “intelligente”, a tratti sembra rimpiangere il suffragio ristretto. Ma i fascisti sono sempre gli altri.

I socialdemocratici non costituiscono una alternativa, poiché rappresentati da volti e metodi consunti. Si presentano alle elezioni, garantiscono a sé qualche poltrona e arrivederci alla prossima scissione (o elezione, non c’è differenza). La Sinistra radicale ha preconizzato la propria bontà aprioristica, si sente dalla parte giusta della storia, pretende di rappresentare un presunto “popolo” (che puntualmente vira a Destra), salvo poi disprezzarlo come fasciorazzista. Terzomondismo acritico come se piovesse, abolizione delle frontiere politiche senza la vittoria della lotta di classe, percentuali da prefisso telefonico, e arrivederci alla prossima scissione, parte 2.

I 5stelle volevano rappresentare una alternativa tanto al globalismo liberista quanto al finto sovranismo senza giustizia sociale. Avrebbero potuto, se non avessero sacrificato i principi ispiratori sull’altare del compromesso. Il capo politico più suicida della storia Repubblicana ha temuto di perdere lo scranno a febbraio, ma ha condannato sé ed il proprio 33% di maggioranza parlamentare all’inesorabile irrilevanza.

L’Unione Europea, lungi dal rappresentare una unione politica dei popoli, è un paradigma ideologico delle classi dominanti, il perfetto strumento per aggirare le Costituzioni “socialiste” tuttora bisognose di piena applicazione. Si scontrano europeisti senza patria e “sovranisti” senza internazionalismo. La sovranità popolare, indispensabile (pur insufficiente) per attuare politiche sociali, è ascia bipenne di opposti fanatismi.

L’unico spettro che si aggira per l’Europa è la regressione sul campo dei diritti civili e sociali, vittime rispettivamente dei Destri e dei Sinistri (Gramsci li fulmini). Cosa resta della Sinistra? Un flatus vocis ed il sogno di qualche irriducibile. 

Dopo ogni tramonto arriva l’alba, ma quanto sarà lunga stavolta la notte?

Precedente L'amore e il rispetto
Avanti Politica italiana: una recensione