Coronavirus: tra infodemia, fake news e pericoli per l’economia mondiale


di Camilla Grasso

Il 2019 si chiude e il 2020 si apre con una parola: Coronavirus.

Come ben sapete, si tratta di un virus individuato per la prima volta in un mercato del pesce nella città di Wuhan, in Cina, e che in poco tempo si è diffuso su scala globale. Più di 320 casi di contaminazione sono stati confermati in circa trenta Paesi e territori. All’inizio del contagio, la Cina aveva sottovalutato il virus, tenendo all’oscuro sia i cittadini di Wuhan che il resto del mondo. Questo ha portato a un ritardo nel contenimento del contagio.

A metà gennaio sono stati attivati controlli negli aeroporti e i voli da e verso la Cina cancellati; mentre il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha dichiarato l’emergenza globale.

I sintomi contratti sono tipici di una normale influenza: febbre, mal di gola, difficoltà a respirare e tosse; ma le conseguenze notevolmente peggiori. Le terapie? Essendo un virus “nuovo”, non esistono vere e proprie cure, né tanto meno vaccini. Quelli pronti sono sperimentali e devono ancora essere testati. L’unica forma di cura è la prevenzione e la forma più classica è l’igiene delle mani.

 le conseguenze del Coronavirus: allarmismi e infodemia

Secondo esperti del sistema sanitario, la situazione va certamente vigilata, è necessario tenere sotto controllo casi sospetti provenienti da aree epidemiche, ma non è il caso di creare allarmismi.

Eppure, “allarmante” è l’aggettivo che meglio si presta per definire alcune delle notizie e delle informazioni che circolano. Sempre l’Oms, infatti, ha lanciato l’allarme della infodemia, la sovrabbondanza di informazioni, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo.

Mi spiego meglio. Ogni volta che nasce una notizia, il mondo del web si scatena e ogni scusa è buona per diffondere terrorismo psicologico. Le notizie trapelate sono delle più svariate: il virus è stato creato per vendere più vaccini, i pacchi provenienti dalla Cina sono pericolosi, i migranti che sbarcano in Italia sono contagiosi…Niente di più falso. Anche perché il contagio, seppure facile, non è così scontato né tanto meno immediato. Di certo il virus non sopravvive dalla Cina all’Italia depositandosi su un pacco. Tuttavia, non mancano i creduloni e chi diffonde tali fake news a catena senza preoccuparsi delle conseguenze, che per molti sono state alquanto spiacevoli. Infatti, a causa di tale disinformazione, i pregiudizi contro gli orientali sono aumentati portando all’incremento di atteggiamenti ed episodi di razzismo.

In Italia come in altri paesi, i cinesi ne stanno pagando le conseguenze: ristoranti vuoti, calo delle vendite dei negozi, emarginazione sociale…tutto a causa di una paura infondata. Non fraintendete. Non sto affermando che la situazione non sia seria, tutt’altro. Ma di certo è bene chiarire che non si tratta di un virus genetico, che guarda il colore della pelle o la forma degli occhi.Quindi il fatto di associare il virus a un orientale e di conseguenza considerarlo una persona contagiosa è falso.

l’Economia ai tempi del Coronavirus

Questa epidemia, tuttavia, sta facendo tremare il mondo intero. Economia, politica, società…sono tutti ai suoi piedi. 

I dati, in continuo aggiornamento, spaventano. I morti sono diventati 813, quasi tutti registrati in Cina. Un numero che supera a livello globale quello della Sars che tra il 2002 e il 2003 aveva causato circa 770 morti. Questo dato ‘contenuto’ è stato favorito dal fatto che all’epoca la Cina era ancora un paese emergente e non una superpotenza connessa al resto del mondo globalizzato.

Oggi la situazione è diversa: l’apertura di numerose vie di comunicazione e la più semplice possibilità di spostarsi hanno facilitato il contagio.

Inoltre, negli ultimi anni è diventata un colosso produttivo, uno dei paesi contributori della crescita economica mondiale e principale importatore. Pertanto, isolare la Cina, metterla in quarantena nel tentativo di arrestare l’avanzata del virus, ha causato un brusco choc economico a livello nazionale e globale. Il PIL mondiale potrebbe risentirne di addirittura due punti percentuale mentre le economie di alcuni stati potrebbero registrare notevoli perdite. A risentirne sarà anche il mercato del petrolio a causa del calo della domanda da parte di uno dei maggiori consumatori di greggio.

Speriamo quindi che questa ondata epidemica passi in fretta anche se, secondo gli esperti, il virus non ha ancora raggiunto il suo picco di contagio. 

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