Coronavirus: come sta reagendo il mondo? America, esplodono i contagi

Coronavirus Stati Uniti;

Il coronavirus è pandemia, come dice l’OMS, e quindi ciascun Paese ha da fare i conti con la guerra a questo temibile nemico, ma allo stesso tempo ogni nazione ha i suoi modi, i suoi tempi e i suoi problemi peculiari per affrontare questa sfida: vediamoli passo passo (almeno i principali).

America – una sfida quasi impossibile

Il presidente Donald Trump ha dichiarato l’emergenza nazionale e bloccato tutti i voli per l’Europa. Queste misure così immediate sono state prese per fronteggiare un “virus straniero”, ma il vero problema che dovrà affrontare il Presidente è un sistema sanitario frammentato, incapace di sostenere una tale crisi sanitaria. Come segnala Lowrence Gostin, tra i massimi esperti mondiali sulla risposta dei governi alle pandemie, il Cdc (Center for Disease Control and Prevention) nelle settimane precedenti non ha voluto comprare i test per il Corona Virus dall’Europa, bensì ha fatto produrre internamente questi test. L’intero primo lotto di test consegnato è risultato mal funzionante, compromettendo così la velocità di risposta dell’intero sistema.
Sottoassicurati e non assicurati
Solo il 55% degli Americani risulta totalmente coperto dalla assicurazione sanitaria
Ad aggravare un quadro drammatico contribuisce il fatto che solo il 55 %  degli americani risulta totalmente assicurato, mentre i restanti risultano totalmente privi di assicurazione o sotto assicurati, e il 69% dei lavoratori con salario minimo non hanno diritto ad un congedo per malattia. Il Cdc (Center for disease Control) prevede tra i 160 milioni e i 214 milioni di contagiati, ma come potrà rispondere un sistema sanitario con solo 924mila posti letto e 92mila posti di terapia intensiva (di cui molti già occupati)? Il Donald Trump riuscirà a fermare il conto alla rovescia prima che LA BOMBA AMERICANA ESPLODA?.

Iran – come la teocrazia risponde al virus

Risulta uno dei paesi più colpiti, lo stesso vicepresidente in diretta si è sentito male ed è risultato positivo al Coronavirus, con quasi 15 mila casi e 900 morti, ma da alcuni video diffusi dalla CNBC e foto satellitari del Washington Post che ritraggono fosse comuni e centinaia di morti, sembrerebbe che il regime di Khamenei stia mentendo sulla reale dimensione del problema. L’Atlantic ha fatto le stime in base al numero di contagiati del governo e su altri dati a disposizione e ha prospettato un contagio che va da 586 mila a 8 milioni di contagiati, ovvero circa il 10% della popolazione. Nonostante, il sistema sanitario dell’Iran sia uno dei migliori del Medio-Oriente, con strutture ospedaliere e medici specializzati, sembrerebbe che le strutture sanitarie siano al collasso: alcune fonti del NY Times descrivono:
una forte presenza di agenti di sicurezza negli ospedali che impediscono al personale sanitario di diffondere qualsiasi dato riguardo a carenze, pazienti e morti relativi al Coronavirus”.
Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha inviato una lettera aperta al segretario generale dell’ONU Antonio Guterres mettendo in evidenza la difficoltà di reperire forniture sanitarie, date le pesanti sanzioni economiche americane che, anche se non riguardano direttamente i dispositivi sanitari, privano il Paese della liquidità per acquistarle.

Regno Unito – una soluzione decisamente British

L’approccio adottato dal Regno Unito è certamente quello che più ha fatto discutere in questi giorni. Il premier Boris Johnson ha infatti affermato in una conferenza stampa alla nazione che l’Inghilterra cercherà di perseguire la cosiddetta “herd immunity” (in italiano “immunità di gregge”). In poche parole ciò significa che non ci sarà alcun limite paragonabile alla quarantena generalizzata che stiamo vivendo in Italia in questi giorni. “BoJo” ha anche affermato che i cittadini inglese debbano “prepararsi a perdere i propri cari prima del tempo”, un’infelice scelta comunicativa sulla quale si sono concentrati i titoli giornalistici di mezzo mondo.   Tuttavia, pare che anche la buona vecchia Albione abbia dei problemi ad implementare questa tattica. Nei giorni successivi infatti il governo di Johnson ha fatto una retromarcia, decidendo di chiudere le scuole e di chiedere a tutti i cittadini, ove possibile, di lavorare da casa e non affollare pub e altri luoghi di ritrovo, in quanto la velocità di diffusione del virus potrebbe eccessiva per il servizio sanitario inglese, come abbiamo visto anche in Italia. Non abbiamo qui il tempo per discutere ampiamente il concetto di Herd Immunity, ma occorre far notare come non si tratti di un obiettivo certamente ottenibile ma di un rischioso azzardo: il virus potrebbe infatti scomparire (almeno apparentemente) per qualche tempo, e poi tornare in una forma più o meno virulenta per la quale gli anticorpi sviluppati dagli ammalati della prima ondata potrebbero non servire a nulla. In tutto ciò, a rischio sono le vite di centinaia di migliaia di anziani cittadini britannici, e alla loro sorte è legato il destino politico di Johnson. Francia, Germania e Spagna – come se la cavano i nostri amici europei? Su questi Paesi nei giorni scorsi si è scritto e detto di tutto e di più. Dai complotti che nascondevano i numeri all’isolamento dell’Italia, dalle mascherine bloccate fino ai vaccini segreti nascosti nell’ufficio della Merkel. Non c’è di sicuro il tempo per smontare qui ciascuna di queste storielle. Per renderci conto di come sia la situazione al di là delle Alpi, ci basta guardare ai grafici sui contagi, che ci mostrano come tutti e tre questi paesi siano in linea con il trend di crescita italiano, soltanto partendo una settimana dopo. Addirittura, la Spagna è considerevolmente al di sopra del numero di contagiati che l’Italia presentava nello stesso momento.
In Francia, Spagna e Germania si è provato inizialmente a sperare che la quarantena nei confronti di chi arrivava dalla Cina (e poi dall’Italia) sarebbe servita, poi con il passare dei giorni e l’aumentare dei casi si è deciso di adottare misure via via più stringenti, ma che vanno via via ad uniformarsi alla situazione italiana; in questo quadro la Spagna è la più dura, seguita dalla Francia, mentre la Germania è stata considerevolmente più lasca.
Precedente Superare la comunicazione di prodotto ai tempi del COVID-19
Avanti Smart Working ai tempi del Coronavirus: come renderlo veramente Smart?