Brexit: see EU later


di Camilla Grasso

Buttando un occhio oltremanica la situazione politica non è delle migliori, anzi. Tra voti in Parlamento e rinvii di date, il Regno Unito sta dando i numeri.

Con la mossa del Primo Ministro britannico, Boris Johnson, di sospendere le attività parlamentari fino al 14 ottobre la prospettiva del no deal si è fatta più concreta. Questa manovra, seppur considerata ‘anticostituzionale’ – ma invece formalmente prevista -, secondo alcuni esperti avrebbe avuto un suo perché nei piani del Ministro. Ovvero, attraverso l’arma della prorogation, l’obiettivo è quello di evitare che il Parlamento legiferi contro il temuto orizzonte no deal.

Non dimentichiamo che l’uscita senza accordo avrebbe conseguenze negative non solo per il Regno Unito, ma anche per l’intera Unione Europea. I primi a essere colpiti, nell’immediato, sarebbero sicuramente i mercati.

C’è poi il problema della libera circolazione dei cittadini europei e dei diritti di chi soggiorna nel Regno Unito da anni. Come verranno considerati gli studenti europei? E i lavoratori? Ultima, ma di sicuro non meno importante, è la questione riguardante il confine irlandese, che ancora adesso non ha trovato soluzione.

La decisione di Johnson non è piaciuta molto all’opposizione, tantomeno ai numerosi cittadini che sabato scorso sono scesi nelle strade a manifestare. Quegli stessi cittadini, tra cui probabilmente anche alcuni che 2016 votarono a favore della Brexit, non si aspettavano quest’odissea politica senza fine.

L’opposizione sta lottando per bloccare il no deal, sperando di trovare un nuovo accordo con l’Unione Europea e ottenere un ulteriore rinvio. Una proroga che servirebbe per trovare effettivamente un accordo o, al contrario, per voltare le spalle al risultato del referendum del 2016?

Quale che sia il reale motivo, l’unica via per Johnson sarebbe stato il voto anticipato. Ma il ministro ha dovuto mandare giù il secondo boccone amaro: la mozione per indire elezioni anticipate non è passata. Si è aperta pertanto una (ennesima) corsa contro il tempo: un accordo deve essere trovato entro il 19 ottobre, altrimenti la Brexit potrebbe essere rinviata a gennaio 2020.

Per il momento non ci resta che aspettare e sperare che anche l’Unione Europea faccia qualche sforzo in più per propiziare un accordo, anche minimo.

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