Beautiful boy: il nuovo film di Felix Van Groeningen


di Nicola Albano

David Sheff e Nic Sheff sono padre e figlio. Il primo, giornalista freelance per varie riviste americane negli ultimi decenni, ha scritto anche un libro, intitolato Beautiful Boy. 

La sua trama è basato su un articolo da lui scritto, in cui si parlava della dipendenza del figlio Nic, passato negli anni dalle canne all’eroina, fino alla crystal meth, prima di uscire dalla dipendenza.

Su questa storia vera è ispirato il nuovo film di Felix Van Groeningen, regista belga salito alla ribalta nel 2012 con il candidato all’Oscar Alabama Monroe – che esordisce in lingua inglese con questo ultimo lavoro.

Ambientato nella West Coast degli Stati Uniti, racconta la storia di David e Nic Sheff trattando il tema della dipendenza in maniera molto sobria e delicata, evitando il rischio di cadere nella retorica come altri film sull’argomento. Con due interpreti, Steve Carell e Timothée Chalamet, che danno prova della loro versatilità e bravura, perfettamente equilibrati l’uno con l’altro.

Carell dimostra ancora una volta di essere un attore drammatico di alto livello – al pari della sua vena comica – nei panni di un padre affettuoso e devoto ai suoi figli. Specialmente al primogenito Nic, che una volta entrato nel vortice della droga lo metterà in seria difficoltà. Fino a perdere la speranza di poterlo aiutare, ma mai  rinunciando all’affetto nei suoi confronti.

Chalamet conferma ciò che si è visto in Call me by your name di Luca Guadagnino: una prova all’altezza delle aspettative, nei panni di un ruolo non facile come quello dell’addicted. Il personaggio di Nic ha esaltato le qualità dell’attore, che si conferma tra le giovani promesse americane (mantenute) degli ultimi anni. 

La storia si alterna su più linee temporali nella vita dei due: da quando Nic aveva 11 anni e passava ore in compagnia del padre, ai viaggi che faceva per andare a trovare la mamma separata, fino al rapporto con i fratellastri e l’amore per la musica grunge.

L’abbraccio è il simbolo dell’affetto che unisce i due protagonisti, che attraversa gli anni della storia e che si ripresenta più volte tra le difficoltà che i protagonisti pian piano affrontano.

Come nella scena finale, silenziosa e commuovente.

David Sheff è sempre dalla parte del figlio. E non solo nel film, poiché anche Nic, nella realtà, è autore di libri sulla dipendenza da lui vissuta, facendo da monito per le generazioni a venire.

Adesso al cinema.

Precedente Huawei: ecco il punto della situazione
Avanti I 3 motivi per cui l’opposizione del Pd non esiste