Addio Fontana e Pillon, non è stato un piacere


di Ramona Cannea

Una delle cose di questo nuovo governo che si accolgono  con più sollievo è poter dire addio all’ormai ex ministro della Famiglia e della Disabilità Fontana e, in una certa misura, al senatore Pillon

Ammettiamolo, questi del primo Governo Conte, sono stati dei mesi veramente estenuanti. 

Ogni mattina, svegliandoci, sapevamo che un membro del governo avrebbe espresso opinioni contro i diritti civili, che fosse l’aborto o le unioni tra persone dello stesso sesso.

Finalmente (e, per scetticismo, aggiungerei “finché dura”) possiamo tirare un sospiro di sollievo ed accogliere con gioia il nuovo ministro delle Pari Opportunità e della Famiglia Elena Bonetti. Docente universitaria, ex dirigente dell’AGESCI, associazione scout di stampo cattolico, firmataria nel 2014 (insieme a Don Gallo) di un appello per chiedere allo Stato italiano di riconoscere le unioni civili e alla Chiesa di rivedere le proprie posizioni su di esse. Insomma, possiamo affermare che rappresenti un forte segnale di discontinuità con il suo predecessore.

Un cambio di segno che ha già allarmato l’ala cattolica più fanatica, capitanata in questo caso (e non a caso) proprio da Simone Pillon. Senza perdere tempo, l’ex ministro si è scagliato sui social contro la Bonetti, ancor prima del suo giuramento. Ha tirato in ballo la sua ossessione suprema, ovvero la festante “Lobby LGBT“,  e chiesto una legge sull’omofobia atta, secondo lui, a “chiudere definitivamente la bocca a chi vorrebbe fermare la dittatura del gender“. 

Sorvolando sui commenti dei più fanatici che invocano per l’Italia la stessa fine di Sodoma e Gomorra, possiamo tornare a considerare questi individui come personaggi senza peso istituzionale. Almeno, con ogni probabilità, fino alle prossime elezioni.

Diventa ora possibilità concreta che questo nuovo governo attui tutte quelle misure legate ai diritti civili lasciate per troppo tempo in sospeso: dalle adozioni per le coppie omosessuali, al riconoscimento dei figli di queste ultime (fortemente osteggiato proprio da Fontana, che non ha mancato di arrivare ad affermare che “le famiglie arcobaleno non esistono”); fino ad arrivare all’eutanasia, argomento tornato scottante dopo l’apparizione dei manifesti a Roma.

Va sottolineata l’urgenza di attuare tutte queste misure il prima possibile, visto che i sondaggi danno ancora la Lega come primo partito e che, se si andasse alle elezioni oggi, un nuovo governo di stampo conservatore e reazionario è praticamente certo. 

Se nel “governo del cambiamento” tutte quelle misure che avrebbero rappresentato un passo indietro per i diritti civili non sono state attuate, cosa ci fa credere che saremo altrettanto fortunati la prossima volta?

Dunque addio a Fontana e Pillon; o forse “arrivederci” a quando certi diritti fondamentali saranno difesi dalla legge.

Precedente Andrea Camilleri: quando uno scrittore diventa icona pop
Avanti Mio fratello rincorre i dinosauri: l'esordio di Stefano Cipani