I 3 motivi per cui l’opposizione del Pd non esiste


Crescita economica quasi nulla e ormai stancanti quanto consuete liti di governo giornaliere: vista la situazione al governo il PD dovrebbe quanto meno volare nei sondaggi ma così proprio non è.

Ma quali sono le ragioni?
Ne abbiamo prese in considerazione tre

1) Lo straripante rumore mediatico del Ministro dell’Interno

Ogni giorno si fa a gara a commentare il nuovo tweet, l’impatto mediatico del ministro Matteo Salvini è totale.
Il PD parla sempre di cosa si dovrebbe fare e mai di come effettivamente realizzarlo.

Il Partito Democratico, che dovrebbe fare opposizione nel merito, parla invece insistentemente in reazione alle mosse del Ministro dell’Interno, senza di fatto proporre nulla per il Paese. Non si propongono politiche ma si cade nel gioco del nemico, si racconta di come si rilancerà il nuovo centro-sinistra ma raramente viene spiegato concretamente come.

Questo però non può bastare da solo. Perché? Perché in democrazia c’è sempre allo stesso tempo spazio per un’opposizione.

In questo caso però l’opposizione non è evidentemente il Partito Democratico, nel secondo punto vediamo ora perché.

2) L’opposizione c’è già ed è interna al governo stesso

Movimento 5 stelle e Lega sono due partiti che in comune, oltre a potersi considerare entrambi populisti, non hanno quasi nulla se non il fatto di essere comuni firmatari del “contratto di governo”

Quest’ultimo li tiene insieme e nessuno sa in realtà ancora per quanto. I loro esponenti litigano su tutto, tutti i giorni, ogni giorno su qualcosa di nuovo.
Ognuno continua a parlare al suo elettorato e a difendere le singole promesse fatte in campagna elettorale come se i soldi a disposizione fossero infiniti e non in comune, ognuno può far finta di niente e parlare distintamente ai propri elettori.

Ogniqualvolta che il governo fa una proposta, una parte dello stesso governo già si oppone.

È il governo stesso che si fa opposizione da solo e di conseguenza lo spazio mediatico per altre opposizioni risulta ristretto. L’opposizione della Lega a una proposta del Movimento, e viceversa, intriga di più la stampa e i lettori che non la scontata indignazione del centro-sinistra.

In questo meccanismo a quella che dovrebbe essere la vera opposizione rimane poco, soltanto un margine limitato d’azione dal quasi indifferente rumore.

C’è qualcosa che non torna; a giorni alterni uno dei due partiti al governo ha una crisi d’identità, non si ricorda più se si trova a condurre o a fare opposizione. 

3) La pacatezza di Nicola Zingaretti e l’assenza di un leader carismatico

Movimento e Lega hanno quanto meno due leadership chiare e definite, che sanno puntare il dito contro un nemico.

Nicola Zingaretti non è un leader passionale, bensì una persona seria e composta. La sua comunicazione è puramente razionale e scommette sul buon senso dell’elettorato. Questo atteggiamento però non paga certamente a livello mediatico, non è sensazionale, non crea spettacolo.

Nel dibattito televisivo per esempio, gli spettatori aspettano lo scontro, si esaltano e si emozionano davanti al confronto aspro.
La proposta ragionata non crea certo tanto stupore quanto una sparata addosso al nemico.

Le prossime elezioni daranno ragione a chi scommette sulla compostezza?

Va sicuramente sottolineato che fare opposizione in queste condizioni è un esercizio al quanto arduo, allo stesso tempo però, è per il Partito Democratico sicuramente necessario intraprendere una strategia politica diversa, visti gli scarsi risultati per ora ottenuti all’opposizione seguendo l’attuale linea. 

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